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La vicenda dei migranti fermi sulla Diciotti in un porto siciliano ha avuto il merito di mostrare tutti i nervi scoperti dei protagonisti. In Italia come in Europa.

La sfilata della sinistra buonista, così attenta ai diritti dei migranti irregolari e così distratta prima sulla tragedia genovese e poi sulla ragazzina quindicenne italiana che ha denunciato di essere stata violentata da uno straniero, è l’ennesimo segnale di distacco non solo dalla realtà ma dal popolo italiano. Distratti e lenti per i terremotati italiani, con la magistratura che sfratta una vecchina che cercava di restare nel suo paese.

Ed i quotidiani di servizio, in caduta libera come vendite e come lettori, hanno seguito la linea, con un attacco pubblico a Salvini reo di essere più attento al popolo italiano che alle istituzioni. E si capisce perché perdono lettori.

Chiara anche la posizione di Forza botulino che con Tajani, in costante crescita non di consensi ma di giro vita, ha spiegato che non sta bene minacciare l’Unione europea di non versare il contributo italiano solo perché i Paesi dell’Unione non rispettano gli accordi presi con l’Italia sulla redistribuzione dei migranti. Bisogna pagare, tacere e supplicare.

Ma se le opposizioni cercano di farsi notare, e ogni volta che vengono notate perdono consensi, il problema è che cosa deciderà di fare la maggioranza.

Gianfranco De Turris, noto intellettuale di destra, su Barbadillo sostiene la necessità per Salvini di dotarsi di una linea e di un apparato culturale. Perché va bene intervenire sulla pulizia delle strade e sull’illuminazione pubblica, ma occorre una visione, occorre un’idea della società che si vuole costruire.

Consigli che De Turris aveva provato a dare alle varie destre, rimanendo sempre inascoltato. Quelle destre che ora pagano l’errore con la totale irrilevanza.

Non a caso Gabriele Adinolfi ripropone un vecchio articolo di Jean Thiriart, fondatore di Jeune Europe, in cui i neofascisti (non solo quelli italiani) venivano definiti “invidiosi, spioni, psicopatici, mitomani, passatisti, anarcoidi: la loro unica utilità storica è di rappresentare uno spauracchio che il comunismo utilizza con maestria”. Il comunismo, nel frattempo, è defunto ma sopravvive un antifascismo becero ed ottuso, utile solo a penalizzare gli italiani.

Nel lungo elenco dei consigli rivolti a Salvini non potevano mancare quelli di Fini. Massimo Fini, ovviamente, quello intelligente. Fini sostiene che l’Italia, nonostante i sorrisi di facciata ostentati da Trump, è sotto attacco degli Stati Uniti per aver avuto l’ardire di alzare la testa grazie al nuovo governo. E questo spiegherebbe perché, subito dopo le vacanze, la finanza statunitense si scatenerà contro l’economia italiana. Per Fini, dunque, l’Italia non potrà reggere contemporaneamente lo scontro con Washington e con l’Europa, anch’essa sotto attacco americano. Serve dunque un’intesa con Merkel, certo non con Juncker o con Tajani.

Quello che Fini dimentica è che anche Merkel ha bisogno di un accordo con l’Italia e quindi sarebbe il caso di molti passi avanti tedeschi sul debito pubblico, sui migranti, sulle infrastrutture. Se no non si tratta di un accordo ma di un diktat.


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