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Maurizio Crozza, nel suo spettacolo televisivo, ha creato un personaggio che imita l’imprenditore Alberto Forchielli diventato un opinionista tv impegnato in imbarazzanti confronti tra giovani cinesi e coetanei italiani.

Satira? Purtroppo no. Solo un disperato tentativo del comico genovese di esorcizzare una realtà sempre più imbarazzante.

Perché Crozza è troppo intelligente ed informato per non sapere che la rappresentazione offerta da Forchielli è tragicamente vera. E lo sanno benissimo anche gli autori del programma televisivo.

Da un lato, dunque, ci sono i predatori che esaltano la preparazione, la competenza e la disponibilità assoluta dei giovani asiatici arrivati in Italia. E che, da buoni predatori, sono entusiasti di avere a disposizione manodopera qualificata da sfruttare a piacimento. Dall’altro lato ci sono i giovani cinesi che arrivano in Italia e dopo un anno di scuola parlano l’italiano meglio dei coetanei indigeni, utilizzando correttamente congiuntivo e condizionale. Giovani che vanno a scuola per apprendere, per migliorare le proprie conoscenze. Giovani che nelle gite scolastiche osservano palazzi storici e monumenti, quadri e statue mentre i compagni italiani si fanno i selfie.

E in azienda, mentre vengono sfruttati dai predatori ciechi, imparano il più possibile perché sanno che i predatori non avranno vita lunga e che saranno loro, i giovani cinesi, a rilevare tutto.

D’altronde la concorrenza dei coetanei italiani – non tutti, ovviamente – è tutt’altro che irresistibile. Cervelli in pappa per l’uso di droghe, il divano come mito esistenziale, la maleducazione e l’ignoranza come segni distintivi. Perché impegnarsi a scuola se poi si finisce ad essere sfruttati nelle aziende dei predatori ottusi? I ragazzi cinesi lo sanno: per prendersi le aziende. E lo sanno anche quei giovani italiani che si preparano per andarsene da questo Paese di sfruttatori. O quelli che sognano di mettersi in proprio perché si sentono migliori. O che si impegnano pensando ad un futuro professionale di alta qualità lontano dalle aziende che piacciono a Boccia.

Ma tutti gli altri no. Non studiano, sono scarsi nello sport, non hanno interessi extrascolastici al di fuori della banalità assoluta. È facile trovare un ragazzo cinese che conosca a perfezione Dante mentre il coetaneo italiano non lo studia perché il poeta è politicamente scorretto o perché ci riporta nel Medioevo.

E allora meglio ridere con Crozza piuttosto di rattristarsi scoprendo che non si tratta di ironia.


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