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No, non è la demonizzazione del diesel a frenare il mercato dell’auto. È proprio la demonizzazione dell’auto in ogni suo aspetto ad aver trasformato l’acquisto di una vettura nuova in un fastidio da ritardare il più possibile.

Prezzi assurdi, tasse folli, costo del carburante appesantito da balzelli di ogni tipo, divieti di accesso ai centri città, parcheggi a pagamento sempre più costosi, agguati degli autovelox e limiti di velocità ovunque.

Risultato? Tra tutti i principali mercati automobilistici mondiali l’unico a crescere – secondo i dati elaborati dall’Anfia – è quello brasiliano che a giugno ha registrato un progresso dell’11%. Un’eccezione mondiale, appunto. I Paesi dell’Unione europea e dell’Efta (Islanda, Norvegia e Svizzera) perdono il 7,9% mentre, sugli stessi mercati, Fca crolla a -13,5%, sorpassata pure da Hyundai.

La Turchia non esce dalla crisi e dopo aver ceduto il 33% nel 2018, continua a ridurre le vendite, con una flessione del 13% il mese scorso. La Russia ha smesso di crescere anche se limita le perdite al 3,3% e, considerando la situazione globale, è quasi un successo.

Sul fronte Occidentale il Nafta registra un calo del 3% nelle consegne di autoveicoli leggeri ma, se ci si limita al comparto auto, si nota una flessione del 7,9% negli Stati Uniti (dove le auto ad alimentazione alternativa crescono del 41% ma rappresentano solo il 5% del totale), del 19% in Canada e del 12% in Messico.

Al Sud il successo del Brasile fa apparire ancora più drammatica la crisi dell’Argentina rovinata da Macri, con il mercato dell’auto in caduta libera a -30%. In Asia il Giappone flette del 2,2% e la Cina ha registrato a maggio (ultimo dato ufficiale) un calo del 17,4%.

Il problema, dunque, non è solo il diesel. Certo, difficile da sostituire sino a quando le vetture elettriche avranno prezzi inaccessibili per buona parte della popolazione e sino a quando la rete di rifornimento sarà a livelli ridicoli. Ma si pagano anche i risultati di una politica di immagine che ha trasformato l’auto da status symbol a strumento di morte, per inquinamento o per incidenti. Dimenticando che gli incidenti sono spesso causati da conducenti che non sanno guidare eppure hanno ottenuto ugualmente la patente.

Indubbiamente andare a piedi è meno pericoloso di muoversi in auto. Magari anche un po’ più lento. Ed il trasporto pubblico è assolutamente inadeguato, forse con l’eccezione di Milano. Ma i collegamenti extraurbani sono ridicoli, le ferrovie locali sono state smantellate da decenni, a partire dal dopoguerra.

Mancano alternative e si prosegue con gli attacchi all’auto in termini economici e normativi. Ora arriva la promessa di Di Maio a proposito dell’abolizione del bollo auto ma Gian Primo Quagliano, presidente del Centro studi Promotor, ricorda che Salvini si era anche impegnato per rendere totalmente detraibile l’Iva sulle auto aziendali.


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