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Nell’intervista pubblicata ieri da Electomag, Mino Giachino ipotizzava (e sperava) che lo scontro tra Lega e Movimento 5 Stelle potesse essere il preludio ad una rottura definitiva e ad una caduta del governo.

I motivi di contrasto, d’altronde, non sono pochi. Ed è inevitabile, considerando che si tratta di due forze politiche diverse e che non sono abituate a governare insieme.

Non siamo, insomma, di fronte ad una riedizione delle alleanze del pentapartito e del centro sinistra di un tempo, quando la Dc si alleava con liberali, socialdemocratici, repubblicani e socialisti, magari lasciando fuori a turno uno dei partner che sarebbe ricomparso al governo al giro successivo.

Indubbiamente Forza botulino spera in una caduta del governo per poter rientrare il gioco. E guarda a nuove elezioni con la forza dei sondaggi che assicurano al centro destra una vittoria ben oltre la soglia del 40%.

Un errore di prospettiva. Un grave errore. Perché è vero che la Lega vola nei sondaggi, ma è la Lega del contratto di governo con i pentastellati, non quella eventualmente alleata di Berlusconi, Tajani, Bernini, Brunetta.

Non a caso il successo leghista si ridimensiona, nei sondaggi, proprio nelle Regioni in cui si prospetta un accordo con Forza botulino.

In altri termini agli elettori leghisti, reali o potenziali, non piace per nulla l’idea di ritrovarsi con un programma di governo concordato con Tajani e, dunque, scritto da Juncker e Moscovici con l’approvazione di Draghi.

Non piace per nulla il servilismo nei confronti degli organismi internazionali che vogliono trasformare l’Italia in un immenso campo profughi dove Francia e Germania possano venire a scegliere i migranti più preparati ed utili, lasciando tutti gli altri a colonizzare l’Italia.

Non piace il servilismo nei confronti dei prenditori che vogliono schiavi e servi a buon mercato, privi di tutele di ogni tipo e privi di prospettive. L’incremento dei morti sul lavoro è un segnale evidente, e tragico, di cosa significhi lasciar carta bianca ai prenditori.

Il completo fallimento della manifestazione pro Tav di Forza botulino, con più parlamentari rispetto ai quattro gatti di pubblico, è la dimostrazione pratica di quanto valga ora il partito di Tajani e delle strillanti al Parlamento: nulla.

Oltre ventimila persone pro Tav la scorsa settimana, meno di mille ieri per l’iniziativa di Tajani.

La memoria, in Italia, non dura molto. Ma i disastri provocati dagli esponenti di Forza botulino a livello nazionale ed anche locale sono troppo recenti per essere dimenticati. Se n’è accorta persino la sorella della Garbatella che, non a caso, ha abbassato i toni della critica al governo giallo verde. Nella consapevolezza che accordi territoriali con la Lega potranno anche essere raggiunti e saranno più agevoli evitando le sparate quotidiane sul tipo di quelle di Mulè, della Gelmini e di tutti i peones botulinici in cerca di visibilità.


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