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La corruzione dilaga. Sì, ma non da oggi. È sufficiente scorrere la storia dell’antica Roma per rendersi conto che la vicenda dello stadio della Roma non rappresenta una novità. E non è neppure il caso di stracciarsi le vesti come se il fenomeno fosse una prerogativa tutta italiana.

I governi di buona parte dei Paesi latinoamericani sono scossi da denunce di corruzione, con un grande gruppo brasiliano che avrebbe pagato tangenti ai politici locali e dei Paesi più o meno vicini.

Un problema latino, dunque, considerando analoghe inchieste in Francia (Sarkozy e Bolloré sono solo gli ultimi casi) e in Spagna (la caduta di Rajoy è dovuta al solito scandalo di corruzione)? No, perché la corruzione dilaga in Cina e in Russia, in Africa e negli Stati Uniti, in Israele e nei Paesi arabi. Bianchi, neri, gialli: nessuna differenza, cattolici e protestanti, islamici ed ebrei, buddisti e induisti. Destra, sinistra, centro.

Non sempre inchieste e condanne appaiono super partes, d’altronde anche i magistrati hanno più volte dimostrato di non essere immuni dal vizietto. Ma il fenomeno esiste e si espande. Inevitabile, sino a quando il sistema di potere – in ogni parte del mondo – punterà a controllare sudditi invece di far crescere donne e uomini liberi.

La burocrazia è l’arma letale che trasforma in sudditi, perché spaccia per favori quelli che sono diritti.
Il diritto alla salute, ad esempio. Un diritto che esiste solo se si ottengono prestazioni in tempi ridotti. E invece il sistema favorisce le lunghe attese, da aggirare attraverso la concessione di favori da parte degli addetti del settore.
Oppure il diritto al lavoro, in linea con le competenze personali. Invece si sono ormai superate persino le raccomandazioni per arrivare alla tangente che consiste in un posto di lavoro garantito per il figlio di chi fa ottenere un appalto, una commessa, un posto al parlamento.
La burocrazia impone attese insostenibili per ottenere un pagamento per un lavoro eseguito, impone attese assurde per un rimborso, per un finanziamento a cui si avrebbe diritto. Oppure il suddito cede al ricatto sostanziale e paga. Paga per avere ciò che gli spetta. I costi sono enormi, penalizzano la crescita di ogni Paese e riducono la qualità della vita di ogni famiglia. Sia che si accetti di pagare, rinunciando dunque a una quota dei propri risparmi, sia che si rifiuti per poi ritrovarsi a fare una visita medica quando ormai è troppo tardi perché la malattia è progredita o per ritrovarsi falliti perché i soldi dovuti dallo Stato non sono arrivati in tempo.


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