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Contrordine, camerati: l’Europa siamo noi! Gabriele Adinolfi, storico leader di Terza Posizione, ironizza sull’incapacità di comprendere i cambiamenti in atto da parte di quella che viene definita “estrema destra”.

E prende a prestito da Giovannino Guareschi il “contrordine, compagni”, rivolto ai trinariciuti del Pci.

Ma cosa non ha capito, la destra?

Semplicemente non ha capito che ha di fronte una occasione storica per vincere e trasformare radicalmente l’Europa. Anzi, considerando i danni provocati dagli euro cialtroni, per iniziare a costruire davvero un’Europa che sia basata sui popoli e non sugli speculatori pronti ad affamare milioni di persone in nome dello spread.

Questo spiega l’inversione di rotta, e di prospettive, annunciata ieri da Marine Le Pen nel corso dell’incontro con Salvini.

Dunque non più da soli, in ordine sparso, ma tutti insieme per pensionare gli esponenti di quella maggioranza del malaffare che ha distrutto la Grecia e sta tentando di fare altrettanto con l’Italia.

Le Pen propone un esercito unico europeo, un motore di ricerca europeo da contrapporre a Google, e intanto Salvini moltiplica gli incontri con esponenti politici di tutta Europa, dall’Austria all’Ungheria sino ai Paesi scandinavi.

L’obiettivo è di arrivare a maggio, alle elezioni europee, con un nome da proporre per la guida dell’Europa.

È quello che stanno provando a fare anche i popolari ed i socialisti, con parte del Pd italiano che vorrebbe un’Europa guidata da Emmanuel Micron.

Non è una partita facile, quella che sta giocando Salvini. Perché è vero che Marine Le Pen, dopo la sconfitta elettorale in Francia, ha cambiato registro. Ma i populisti di altri Paesi sono ancora troppo legati a questioni interne e non hanno ben chiara l’importanza di guidare l’Europa invece di limitarsi a protestare chiusi nei propri confini. L’egoismo rischia di condizionare un’alleanza transnazionale.

Inoltre è impossibile che i partiti populisti riescano a conquistare la maggioranza assoluta del Parlamento europeo. Dunque dovranno puntare ad alleanze. In questo senso è utile che Orban resti all’interno del Ppe per cercare di condizionarlo e spingerlo ad accordi con i populisti, in modo da estromettere dai ruoli chiave i politici alla Juncker e alla Moscovici.

Però nel Ppe hanno ruoli di rilievo anche personaggi come Tajani, sostenitore di tutte le peggiori porcate preparate dall’Ue contro l’Italia.

Diventa dunque determinante il ruolo di Merkel. E secondo Adinolfi, notoriamente ben informato sulle questioni tedesche, il fatto che Salvini e Le Pen non abbiano attaccato la cancelliera tedesca, ignorandola completamente, potrebbe significare che sono in corso contatti riservati per arrivare ad una intesa perfetta post elettorale.

E l’estrema destra, in tutto questo? Si fa un film tutto suo, tra nostalgismi e sogni di rivoluzione. Strillando un poco, nell’indifferenza generale e con spazio sui media solo in occasione di patetiche iniziative folkloristiche.


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