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Le vendite dei quotidiani calano, la lettura pure e l’influenza dei grandi media va scemando rapidamente. Chi segue i social ha potuto accorgersene in questi giorni. Giuseppe Conte, incaricato di formare il nuovo governo, è finito alla berlina per un presunto “abbellimento eccessivo” del proprio curriculum.

E fin qui i social hanno reagito con ironia, tra fotomontaggi, battute, prese in giro di ogni tipo. L’italiano medio, che una laurea non ce l’ha, non solidarizza con il laureato che si pavoneggia.

Poi, però, i media hanno esagerato, convinti di poter manovrare l’opinione pubblica, in modo tale da bruciare definitamente Conte prima che Mattarella lo convocasse al Quirinale. E hanno tirato fuori un litigio con Equitalia, peraltro chiuso con il pagamento di una multa.

E qui si è visto quanto i media non abbiano più la capacità di capire il popolo. Perché sui social l’ostilità nei confronti di Conte si è trasformata in ampia solidarietà.

Se ha problemi con Equitalia, allora è una persona per bene, è uno di noi”. Perché la stragrande maggioranza del popolo italiano si sente derubata dallo Stato, a prescindere da eventuali contenziosi con il fisco.

Sarà anche vero quello che dice l’ormai insopportabile Eugenio Scalfari quando, infastidito, si lamenta dei plebei che sostengono Lega e 5 Stelle. Ma i plebei sono la maggioranza ed i nobili rappresentati da Scalfari hanno dato una così squallida prova di sé da giustificare la rabbia del padre di Alessandro Di Battista quando ricorda, minacciosamente, la presa della Bastiglia.

E si può sorvolare sull’ignoranza storica, in quanto i nobili parigini salirono spesso al patibolo con una dignità aristocratica del tutto ignota ai nemici della plebe scalfariani.
Al di là di questo appare comunque evidente la crescente spaccatura del Paese, tra la maggioranza dei plebei che ormai comprendono anche una consistente fetta di borghesia, e il ristretto numero di oligarchi che si illudono di essere una élite mentre sono semplicemente un gruppo di arricchiti con una corte di famigli e di clientes. Arroganti e ignoranti, saccenti e presuntuosi. Non un’aristocrazia del lavoro, delle professioni, dell’impresa, ma un nucleo di sopravvissuti al disastro che loro stessi hanno creato.

Da un lato i sedicenti “capitani coraggiosi” che di coraggio non ne avevano ma erano dotati di cinismo e di spregiudicatezza. Dal lato opposto chi non aveva tempo per far parte di questi circoli esclusivi perché era impegnato ad investire, a litigare con il fisco e la burocrazia, a salvare aziende e posti di lavoro, ad innovare. Ed a pagare le cartelle di Equitalia. Proprio come Conte e come chi si è ritrovato a sostenerlo malgrado tutto.


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