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Confindustria non nasconde le preoccupazioni per i programmi dell’eventuale governo gialloverde. Ma ai vertici dell’associazione imprenditoriale si dubita anche, e non poco, delle competenze dei politici di Lega e Movimento 5 Stelle.

Curioso che le stesse preoccupazioni non siano state espresse per alcuni presidenti locali di Confindustria, finiti sotto inchiesta per vicende legate alla mafia.

E le vicende del quotidiano economico che fa capo alla confederazione imprenditoriale non rappresentano proprio una dimostrazione di grande competenza amministrativa e gestionale.

Curioso anche che dopo aver sostenuto, per difendere l’attuale governo, che si era usciti dalla crisi e che si stava affrontando una nuova fase di sviluppo, ora i confindustriali mettono le mani avanti e chiedono al prossimo esecutivo dei provvedimenti che servano a far crescere il Paese perché la ripresa, insomma, non è proprio un granché.

Il problema, vero, è che con l’accordo tra Salvini e Di Maio occorrerebbe riposizionarsi. Non è proprio un’impresa facile per chi, sino al 4 marzo, non perdeva occasione per incontri e dibattiti che coinvolgevano solo chi è uscito sconfitto dalle urne. Tipica lungimiranza di chi non capisce il proprio Paese ma ha la pretesa di guidarlo. Non con un paternalismo di antica memoria ma in base al diritto divino dei tecnocrati. E pazienza se il Grigiocrate Monti e la sua squadra non hanno proprio brillato quando hanno governato.

Ora bisognerà imparare a sorridere ai nuovi barbari, magari invitarli persino a cena. Certo non in qualche locale stellato, come quando ci si accompagnava ai protagonisti del disastro italiano. Basterà una trattoria, una pizzeria, sperando che i barbari non facciano fare brutte figure agli imprenditori impegnati nell’associazione di categoria.

Forse, però, prima di impegnarsi a dare lezioni di politica, i vertici della confederazione imprenditoriale potrebbero impegnarsi per ridurre la strage quotidiana nelle aziende dove le morti sul lavoro non mancano mai.

Ma su questo fronte manca sempre l’invito: “Fate presto”. Per tutelare la vita dei dipendenti si può perdere tutto il tempo che si vuole.


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