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Per Cafiero De Raho, procuratore antimafia, a Napoli non basta mandare più agenti. Ha ragione, perché ogni mattina i tg riportano notizie su retate ed arresti. Se tutti gli arrestati rimanessero in galera, la camorra a Napoli non esisterebbe più.

Invece, immancabilmente, gli arrestati sono pregiudicati che, nonostante condanne a svariati anni di carcere, si trovano in libertà. Liberi di estorcere, di minacciare, di uccidere.

Forse, allora, il problema non è negli agenti che fanno il proprio lavoro. Ma in una giustizia che, con l’alibi della rieducazione, libera i condannati il più in fretta possibile. Strano che il procuratore non se ne sia accorto.

Come non si è accorto del clima creato dal sindaco e dai suoi compagnucci della parrocchietta. Sempre pronti a giustificare ogni violazione delle regole. Niente casco per chi va in moto, niente cintura di sicurezza per chi è in auto, abusivismo come norma. Uffici pubblici fatiscenti ed inefficienti, sanità allo sfascio, piccola delinquenza spacciata per fenomeni pittoreschi. La grande furbizia come vanto della città invece di valorizzarne la storia, la cultura, le bellezze architettoniche. Già, ma per valorizzare occorrerebbe rinunciare alla furbizia di chi percepisce uno stipendio per non far nulla, bisognerebbe punire chi non sistema presto e bene la galleria, bisognerebbe punire chi danneggia la città, chi imbratta, chi aggredisce.

E questo De Magistris ed i compagnucci non lo fanno, non vogliono farlo. Salvo poi fingere di stupirsi e di indignarsi quando la violenza esplode coinvolgendo bambini, donne, anziani. Tutti colpevoli di vivere in una città che si è affidata a De Magistris. Sempre pronto ad aprire i porti ai clandestini ma sempre impreparato quando deve far rispettare la parte di regole di convivenza che spettano a lui.

Allora, invece di chiedere al governo di riunirsi una volta al mese a Napoli, il procuratore dovrebbe chiedere al governo di commissariare la città, cacciando il sindaco per manifesta volontà di non far rispettare le regole della convivenza civile.


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