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A volte le rivoluzioni, non soltanto quelle politiche, nascono da piccoli eventi che, inizialmente, vengono sottovalutati

Un piccolo evento, ma dalle conseguenze potenzialmente dirompenti, è rappresentato da una sentenza del Tar del Piemonte. I giudici hanno stabilito che un Comune può ignorare una normativa europea ed italiana semplicemente perché ha deciso di risparmiare.

La vicenda si svolge a Venaus, piccolo centro del Torinese

Il Comune vuol costruire una scuola elementare e assegna i lavori per il riscaldamento, con un apposito bando, a una ditta che si impegna a realizzare una caldaia a Gpl. Mentre la ditta classificata al secondo posto voleva garantire il riscaldamento con pompa di calore e impianto fotovoltaico. La normativa impone che le nuove costruzioni degli enti pubblici debbano utilizzare obbligatoriamente fonti energetiche rinnovabili. A meno che sussistano problemi tecnici insuperabili. In questo caso i problemi tecnici non esistono ma il Tar ha deciso che il risparmio in fase di costruzione sia un valido motivo tecnico.
La ditta sconfitta assicura che il riscaldamento costerà 20mila euro all’anno, a fronte dei 2mila di costo per l’impianto con pompa di calore e fotovoltaico.

Il problema, però, è un altro

Se i giudici riconoscono che un Comune può ignorare le leggi per ragioni economiche, non si capisce perché lo stesso criterio non debba valere per i normali cittadini.

Ad impossibilia nemo tenetur

Nemo, cioè nessuno, non solo gli enti pubblici. Perché pagare Inquitalia ed il suo clone, se il cittadino ha deciso di risparmiare sul fisco per privilegiare altre spese considerate più urgenti? Perché per i sudditi deve valere il “ce lo impone l’Europa” quando gli enti pubblici possono fare ciò che vogliono anche contro le norme anti inquinamento? Forse perché, per i giudici, noi siamo solo sudditi e non cittadini.


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