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A fine gennaio o inizio febbraio organizzeremo un incontro in vista delle elezioni regionali. Sì al Piemonte del sì per Chiamparino presidente. Sarà aperto a tutti. E se verrà Forza Italia? Io non mando via nessuno.

Forse è solo una battuta, quella di Sergio Chiamparino, governatore del Piemonte con una maggioranza Pd e sinistra oscillante.

D’altronde il Chiampa assomiglia a Endrigo in versione triste ma, in realtà, è spiritoso e brillante.

Però forse è più di una battuta e rappresenta una clamorosa apertura che anticipa quelle del futuro partito di Renzi a Berlusconi. Un ribaltone delle alleanze che potrebbe garantire a Chiampa una rielezione altrimenti insperata.

Anche perché il centrodestra continua a dormire alla grande. Senza un’idea, senza un programma, senza un candidato. L’anno finisce e non si sa neppure se il centrodestra esiste ancora o si è dissolto tra gli strepiti di Bernini e Mulè, di Renzulli e Gelmini.

Diventa difficile presentarsi in coalizione con la Lega in Piemonte, magari schierando sullo stesso palco il candidato di Forza botulino (Cirio? Porchietto?), le Erinni urlanti e gli esponenti della Lega insultati sino a pochi minuti prima.
E poi, con quale squadra?

La conferenza stampa di fine anno di Chiamparino è una lezione di comunicazione. Il governatore ride, scherza, mente spudoratamente sapendo di mentire, evita gli argomenti più spinosi. E piace. Annuncia, come se fosse una medaglia, che presto sarà approvata la legge sulla montagna che, in realtà, è la legge contro la montagna. Ma ha buon gioco: le destre ignorano la montagna ed i pentastellati assomigliano a Michela Brambilla, ambientalisti urbani.

Il suo assessore al bilancio annuncia di aver raggiunto gli obiettivi mentre negli uffici si sta ancora lavorando per conquistarli.

Il governatore si vanta di aver raggiunto, se non superato, la Borgogna in termini turistici solo perché una guida internazionale ha consigliato di visitare il Piemonte.

In compenso sorvola amabilmente sulla crisi industriale della regione. Si lamenta perché il governo nazionale non mette soldi aggiuntivi per favorire il superamento delle difficoltà ma non accenna alle responsabilità del suo assessorato. Un tema complesso, perché nessun governatore può fare miracoli se la classe imprenditoriale è di basso livello.

Ma Chiamparino non può dirlo perché proprio da questi prenditori poco illuminati e molto tirchi si aspetta un chiaro sostegno politico.

E in fondo ha ragione quando rivendica la credibilità sua e della sua squadra. Se le alternative sono la società civile torinese e piemontese o gli inesistenti politici del centro destra, Chiamparino appare quasi come un gigante.


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