fbpx
Usarci


Il procuratore di Torino, Armando Spataro, si preoccupa sempre di più dei problemi dei migranti, li fa anche lavorare in procura e assicura che la vera emergenza è rappresentata dagli italiani che vorrebbero ribellarsi ai soprusi, alle violenze, allo spaccio.

Non bisogna lasciar spazio alla rabbia. D’altronde, assicura il procuratore, chi delinque deve essere punito. Peccato che non succeda a Torino.

Già, perché mentre Spataro raccontava una realtà tutta sua, la trasmissione televisiva “W l’Italia oggi e domani” mostrava le immagini vere di Torino, con il libero spaccio per le strade dei quartieri dove imperversa la mafia nigeriana. Con gli spacciatori che aggrediscono gli agenti e si vedrà quanto tempo servirà ai magistrati per rimetterli in libertà.

Quella criminalità organizzata africana che, secondo il procuratore antimafia, sta ormai imperversando in tutta l’Italia del Nord.

Forse il procuratore di Torino era distratto, in quel momento. Forse era impegnato a reprimere la rabbia delle vecchiette scippate o delle famiglie che non possono più mandare i figli a giocare nei giardinetti dove lo spaccio e le risse sono una realtà giornaliera.

Chi commette reati deve essere punito? E allora perché i criminali sono sempre lì? Forse, invece di reprimere la rabbia delle vittime, il procuratore potrebbe ascoltarle. Così scoprirebbe la realtà vera. Ma sarebbe sufficiente girare per la città senza scorta per cominciare a capire.

Invece bisogna occuparsi dei migranti respinti a Claviere dai gendarmi francesi. Strano che nessuno si sia chiesto le ragioni dei respingimenti, considerando che buona parte dei migranti arriva dalle ex colonie di Parigi e parla francese.

In genere i transalpini sono estremamente pragmatici e non respingono ingegneri, fisici nucleari, scienziati, medici, ricercatori. Senza alcuna distinzione di colore della pelle, di religione e di sesso.

Non sarà che i migranti respinti non appartengano a queste categorie? Che non siano considerati delle risorse bensì dei problemi?

Capita, a volte. Poi si può decidere di non vedere la mafia nigeriana e si può preferire di punire gli italiani che protestano. Certo, la mafia c’era anche prima, Made in Italy. Ma non è una buona ragione per favorire la concorrenza della criminalità in arrivo dall’estero.

Soprattutto se poi i criminali restano liberi, se gli espulsi non vengono cacciati né blindati per non aver rispettato l’ordine di espulsione. Liberi di continuare a spacciare, di vendere morte o di uccidere direttamente. Se chi commette reati venisse davvero punito, la ragazzina uccisa a Roma sarebbe ancora viva.


Le opinioni dei lettori

Rispondi

La tua email non sarà pubblicata. * Campi obbligatori



Maina

ElecTO Radio

Current track
TITLE
ARTIST