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Giulio Sapelli non ha la benché minima caratteristica per fare il presidente del Consiglio. Per questo sarebbe stato un ottimo presidente del Consiglio. Simpatico, chiacchierone, politicamente scorretto, poco rispettoso dell’etichetta istituzionale. Intelligente, preparato.

Forse queste due ultime caratteristiche hanno dato fastidio ai poteri forti che, a Bruxelles, guardano all’Italia come a una colonia da guidare e raddrizzare. Oltre che da impoverire con politiche completamente sbagliate.

Dunque Sapelli non poteva andar bene. D’altronde ha respirato l’aria dell’Olivetti, prima che la cura De Benedetti distruggesse un gruppo d’avanguardia non solo sotto l’aspetto tecnologico ma anche sotto l’aspetto sociale, umano.

Probabilmente, per avere Sapelli come premier, Matteo Salvini sarebbe persino riuscito a sopportare Domenico Siniscalco come ministro per l’Economia, richiesto da Sapelli come contropartita per la disponibilità a guidare un governo giallo-verde. Non se n’è fatto nulla.

Il Quirinale smentisce di aver posto un veto sul nome del professore, ma le ingerenze dell’Unione europea proseguono senza alcun ritegno.

Allora forse si farebbe prima a far delineare da Bruxelles le caratteristiche del nuovo premier italiano.

Simpatico? No, non è il caso. Gli ultimi presidenti del Consiglio italiani non hanno certo brillato per simpatia. Dal Grigiocrate Monti allo spento Letta, dal bullo Renzi all’obbediente Gentiloni: la simpatia è tutt’altra cosa.

Meglio che sia preparato? Ma preparato per far cosa? Visti i risultati del Grigiocrate e della sua squadra, forse son meglio i dilettanti allo sbaraglio della Corrida. Ed è il caso di stendere pesanti e spessi veli pietosi sulla preparazione di ministri come Fedeli o sull’efficienza di Alfano.
No, la preparazione non è un requisito richiesto.

In uno scenario globalizzato, forse sono importanti le relazioni personali a livello internazionale? Per l’Italia pare non valere. Macron e Merkel si sono ricostruiti l’asse Carolingio e si sono ben guardati dal coinvolgere l’Italia nonostante il governo di Roma si sia distinto per plausi e inchini a Merkel e Macron. L’asse Mediterraneo? Funziona così bene che la Spagna ha appoggiato l’Olanda contro l’Italia per l’agenzia del farmaco mentre Roma perdeva prestigio in Egitto e Libia, era assente in Siria e non era in sintonia neppure con la Grecia. L’Europa di Visegrad? Ci ignora. Rapporti strategici con Mosca e Pechino? Inesistenti. Ruolo fondamentale con i nuovi protagonisti sulla scena mondiale, dall’India al Messico? Si svendono le aziende italiane ma senza alcun ruolo per l’Italia.

Dunque eliminiamo anche questo dal curriculum richiesto per il premier.

Deve essere un grande economista? Da escludere categoricamente, visti gli ultimi esempi.

Ma, allora, quali sono le caratteristiche del presidente del Consiglio ideale per Bruxelles e, di conseguenza, per il Quirinale? Oppure per Washington e Londra? Una figura grigia, ubbidiente, priva di idee e di personalità, non disposta a tutelare gli interessi degli italiani, pronta ad uniformarsi rapidamente alle decisioni prese altrove. Si tratta solo di capire se dovrà rispondere agli ordini di Merkel o di Trump. No, indubbiamente Sapelli non era adatto.


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