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Mio caro padrone domani ti sparo”, cantava Paolo Pietrangeli, uno dei protagonisti musicali della ribellione del ‘68.

Simbolo di una sinistra che non scendeva a compromessi con il padronato.

Agnelli e Pirelli ladri gemelli” compariva sugli striscioni degli operai in sciopero. Gli anni non sono trascorsi invano ed ora a guidare la protesta è il compagno Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, pronto a mettersi alla testa dei dipendenti per protestare contro le politiche del lavoro del governo giallo verde.

Intollerabile, per il compagno presidente, la decisione di garantire il lavoro a tempo indeterminato. Inaccettabile la scelta di far pagare di più la precarietà. Se si continua di questo passo magari si arriverà persino ad interventi per ridurre le morti sul lavoro.

Signora mia dove andremo a finire? Se non si reagisce subito, con una mobilitazione generale, questi analfabeti funzionali che occupano il governo solo perché hanno ottenuto il voto di altri analfabeti pretenderanno che i salari consentano una vita decente e poi, se li si lascia fare, arriveranno a sostenere che gli investimenti delle aziende siano pagati dagli imprenditori e non con i soldi dei contribuenti.

No, non si può andare avanti così. Bisogna scendere in piazza. Sparando a zero con i giornali controllati da tutti i compagni di Boccia, dal gruppo De Benedetti-Elkann (Repubblica, Stampa, Secolo XIX, Espresso, etc etc) a Cairo (Corriere della Sera) allo stesso Berlusconi dal momento che il prode Tajani ha dichiarato di essere pronto a scendere in piazza con il compagno Boccia mentre il direttore del Giornale invita a creare un nuovo partito composto da Pd e Forza botulino e mentre le reti Mediaset ricoprono di montagne di fango il nuovo governo.

Ma se è comprensibile l’atteggiamento di Confindustria che, essendo abituata al sostegno dei soldi pubblici, si innervosisce all’idea di dover fare impresa con le proprie forze, appare paradossale l’atteggiamento di chi dice di essere dalla parte dei lavoratori.

È vero che, ormai, la sopravvivenza dei sindacati è legata solo alla sopravvivenza di Confindustria, due realtà sorpassate ed inutili, ma che i lavoratori scendano in piazza per il diritto alla precarietà ed ai licenziamenti è davvero eccessivo.

In questo squallore generale spicca però una dichiarazione di Federico Fornaro, di LeU. Ha infatti invitato la sinistra a smettere di attaccare i nuovi barbari (Lega e 5 Stelle) per pensare invece a presentare proposte alternative.

Una chiara provocazione: pretendere dall’attuale classe dirigente del Pd proposte credibili e, magari, persino intelligenti o addirittura a favore del popolo italiano e non solo degli oligarchi, è una evidente offesa nei confronti di Martina, Fiano, Richetti.

E allora tutti in piazza appassionatamente. Caro padrone, domani ti reggo lo striscione.


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