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Quando si scorrono le relazioni della Banca d’Italia sullo stato dell’economia italiana, si capisce perché tutti i principali enti ed associazioni di categoria tendano a chiudere o ad indebolire i propri uffici studi. Perché le analisi, quando sono fatte bene, sono scomode.

E Bankitalia sforna studi non solo scomodi ma anche pericolosi poiché smentiscono molti luoghi comuni che servono per nascondere gli errori di una pessima classe dirigente.
Ieri è stata illustrata la relazione sull’economia del Piemonte e si è aggiunta anche una esplicita presa in giro del sistema economico locale.

Perché Bankitalia inizia spiegando che se non va proprio tutto benissimo, si può comunque essere soddisfatti per l’andamento positivo. Poi, quando i rappresentanti del sistema di potere locale tirano un sospiro di sollievo e fanno partire le dichiarazioni tronfie e soddisfatte del tipo “quanto sono bravo io, quanto siamo efficienti noi”, arriva la stoccata.

In realtà più che una stoccata pare quasi una sventagliata di mitra che colpisce un po’ tutti. Perché da un lato si annuncia che il Pil regionale è cresciuto, già, ma meno che nel resto d’Italia. E le esportazioni volano, peccato che le aziende piemontesi preferiscano insistere sui mercati maturi e abbiano difficoltà, e pigriza, nel confrontarsi con nuovi mercati e nel proporre nuovi prodotti.

I complimenti per un successo sono un po’ diversi.

Ma si continua su questa falsariga, falsa e cortese direbbero i detrattori della cortesia subalpina. Dunque cortesemente si rileva che ben un terzo delle imprese piemontesi ha investito ricorrendo agli incentivi previsti dal programma Industria 4.0 il che significa che i due terzi delle imprese se ne fregano della quarta rivoluzione industriale, quella che sta modificando l’economia mondiale. Non proprio un segnale incoraggiante. Ed è ancor meno incoraggiante sapere che chi ha investito è pronto a proseguire sulla strada dell’innovazione, ma solo se continueranno ad arrivare incentivi pubblici.

In altri termini gli imprenditori credono così tanto nell’innovazione da essere pronti ad adeguarsi solo con gli aiuti pubblici. Se no va bene l’industria arretrata invece di quella avanzata.

Lo si vede anche nelle assunzioni di laureati, in calo a differenza delle altre regioni del Nord che, non a caso, registrano un miglior andamento della produttività. Legata anche, aggiungono perfidamente in Bankitalia, alla qualità dei manager che, evidentemente, non è proprio eccelsa all’interno del Sistema Piemonte.

Non basta che amministratori delegati ed assessori vadano a cena ed a teatro insieme per migliorare l’efficienza del sistema che perde competitività con le altre regioni del Nord. Regioni che, ovviamente, hanno anche un andamento migliore del Pil pro capite.


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