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Non passa giorno che non vengano annunciati arresti di appartenenti alle varie mafie che ormai hanno occupato ogni angolo d’Italia. Mafia, Camorra, ‘Ndrangheta e poi Sacra Corona Unita, senza dimenticare la mafia nigeriana, quella cinese o quelle sinti. Di tutto e di più. Avanti c’è posto.

Dunque la macchina delle forze dell’ordine ha iniziato a funzionare a pieno regime. Ma la macchina giudiziaria? Gli spacciatori stranieri non fanno in tempo ad essere fermati che trovano subito un magistrato pronto a rimandarli a vendere morte nei parchi ed agli angoli delle strade. Colpa delle leggi buoniste, sostengono. O forse colpa delle interpretazioni politicamente corrette.

Persino gli scafisti riescono a trovare magistrati che li rimandano a trasportare schiavi.

Ma quanto restano effettivamente in galera anche gli affiliati alle varie mafie? Ad ogni arresto si scopre che qualcuno dei nuovi fermati era ai domiciliari, in prova, con la pena differita.

Forse non basta modificare le leggi sullo spaccio di droga, molto meglio cambiare radicalmente la magistratura.

Poi, però, sorge un dubbio a fronte di questi interminabili elenchi di mafiosi arrestati: ma quanti sono gli italiani coinvolti in qualche modo con le realtà criminali? È facile fingere di non sapere che la mafia è stata un gentile omaggio degli Stati Uniti al momento di invadere l’Italia durante la seconda guerra mondiale, dopo che erano stati costretti a fuggire dal Mezzogiorno.

Riportati in Sicilia per favorire lo sbarco degli Alleati. E da allora una espansione senza sosta. Perché? Perché gli italiani hanno accolto i mafiosi in ogni parte del Paese? Troppo comodo sostenere che sia solo per paura. Certo, lo Stato ha fatto poco (anche meno) per difendere i cittadini onesti minacciati dai criminali. E, anzi, ha favorito in modo ignobile le aziende riconducibili alle mafie penalizzando le imprese oneste con controlli e vessazioni di ogni tipo.

Però, adesso, soprattutto al Nord le mafie non operano più con violenza, con minacce, se non in rari casi. Preferiscono la corruzione o, semplicemente, la retribuzione dei servigi ottenuti. Si comprano fabbriche, hotel, ristoranti, ottengono commesse, vincono appalti.

Il profumo dei soldi inebria un numero crescente di persone.

In fondo è anche questo il modello americano che aveva riportato la mafia in Sicilia. Vale solo il denaro, non ci sono altri valori. Le aziende licenziano, riducono i salari ed i diritti dei lavoratori in nome dei diritti degli azionisti. I mafiosi, con il denaro da riciclare, fanno concorrenza sleale alle società attente solo ai diritti degli azionisti: è solo un problema di soldi e di interessi.


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