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Tra color che son sospesi

Non nell’Inferno di Dante ma nell’infernale politica italiana.

Dove ci si indigna giustamente per l’inaccettabile tentativo della magistratura di giudicare gli atti politici di un governo; dove un ministro si indigna altrettanto giustamente per una sentenza che condanna a 5 anni di galera l’assassino di un ragazzo ferito e lasciato morire senza chiamare i soccorsi; dove il magistrato, di fronte alla sacrosanta reazione della madre della vittima senza giustizia, minaccia di processare la madre; dove un altro magistrato caccia dall’aula il figlio di un uomo bruciato vivo solo perché aveva osato criticare la mancata condanna dell’assassino reo confesso.

Eppure, nonostante questa realtà quotidiana, c’è chi sogna l’ingerenza dei magistrati nella politica. Succede ad Aosta dove in molti si augurano una nuova maxi retata che elimini dalla scena tutti, o quasi, gli esponenti della vecchia politica locale. In modo da poter ricominciare da capo, da ricostruire un rapporto credibile con la popolazione.

Mica facile. Perché “nuovo” non vuol dire “competente”. Ed il cambiamento si realizza solo se esiste competenza, professionalità. In Valle d’Aosta la politica degli ultimi anni non ha offerto un panorama entusiasmante. Un “imperatore” sicuramente abile ma circondato da personaggi non adeguati. E la rabbia, più che giustificata, dei valdostani che ha portato a un cambiamento di rotta poi vanificato dagli immancabili giochi di potere. Conseguenza, però, anche degli errori nella gestione del governo locale.

Il problema è che i politici non riescono ad uscire dall’impasse. E dunque aspettano che sia la magistratura a risolvere la situazione ingarbugliata, facendo tabula rasa e creando le condizioni per nuove alleanze, nuovi spostamenti, riallineamenti.

L’Union Valdôtaine, tradizionale partito di raccolta, è in crisi tra scandali economici e sospetti di rapporti con la ‘Ndrangheta. Resta, tuttavia, il polo di riferimento per la politica locale, a patto di saper rinnovare la classe dirigente ma senza rinunciare all’esperienza.

La Lega ha sciupato un’occasione storica e non è detto che il treno ripassi alla stessa velocità. I partiti “italiani”, dal Pd a Forza Botulino, sono stati spazzati via dal consiglio regionale per manifesta incapacità e non sarà facile recuperare posizioni. Il Movimento 5 Stelle ha ampiamente deluso.

È evidente, dunque, che ci sia un grande problema di rappresentatività. D’altronde non è solo una difficoltà della politica poiché anche la società civile evidenzia le medesime carenze. È la Valle d’Aosta nel suo insieme che deve essere rivitalizzata ma – a differenza di quanto avviene in altri contesti – è dalla politica che ci si attende il segnale del cambiamento, considerando la dipendenza che si è venuta a creare nell’economia, nella cultura, nella vita quotidiana.

Photo credits by Maria Infantino


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