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Contrariamente a quanto abitualmente viene raccontato, lo spartiacque tra la tenuta della democrazia italiana ed una insurrezione di massa non è stato rappresentato dal rapimento Moro nel 1978 e dal suo successivo assassinio, bensì dalla tre giorni bolognese nel settembre del ‘77.

Un anno tragico, il 1977. Morti e feriti da tutte le parti, tra tutti gli schieramenti. L’anno della cacciata di Lama dall’università a Roma con la clamorosa sconfitta fisica del servizio d’ordine operaio nello scontro con gli studenti. L’anno dei carri armati di Cossiga a Bologna (in realtà erano autoblindo per trasporto truppe, ma l’effetto fu il medesimo).

E l’anno, soprattutto, degli Indiani metropolitani che, a Bologna, in quel settembre distrussero il sogno insurrezionale dei duri dell’Autonomia. Da un lato le P38 e dall’altro i girotondi delle femministe; da un lato lo scontro armato contro il potere, dall’altro il contropotere di una nuova cultura che si rifaceva ai figli dei fiori. A contemplare il tutto i blindati di un governo che avrebbe avuto gioco facile ad accogliere una nuova cultura che non metteva in gioco il potere e che emarginava la frangia armata.

Ovviamente gli indiani metropolitani non erano consapevoli di rappresentare un’arma decisiva nelle mani del potere di allora. Si illudevano che i loro volti colorati potessero cambiare qualcosa, confondendo la tre giorni potenzialmente insurrezionale di Bologna con una specie di Woodstock in versione urbana, confondendo la mortadella con le molotov.

I nipotini dei figli dei fiori non sono riusciti a capire molto di più. Invece di illudersi di fermare i carri armati con i volti colorati si sono illusi di fermare i terroristi con i gessetti colorati. Mentre in Siria ed Irak i terroristi venivano sconfitti con bombe e mitra.

Ed ora qualche idiota, o ignorante (forse entrambe le cose), minaccia un nuovo Vietnam se non vengono liberat* tutt*.. Insomma, pronti a fare la rivoluzione, pronti ad imbracciare le armi, ma rispettando la forma politicamente corretta. Tutt* ricordano benissimo la politica di genere di Giap e Ho Chi Minh. Con l’attenzione al politicamente corretto i vietcong non sarebbero neppure esistiti e ad Hanoi avrebbero in ufficio il ritratto di Micron.

I contadini russi che assaltarono i palazzi zaristi defecarono nei vasi preziosi come gesto di disprezzo delle forme. Questi sedicenti anarchic* insurrezionalist* sono troppo ignoranti per conoscere la storia della rivoluzione ma, ancor peggio, non hanno nulla a che fare con l’anarchia.

Essere maleducati e mantenuti da mammà e papà non significa essere anarchici. Essere ignoranti impedisce di comprendere anche i testi delle canzoni storiche dell’anarchia, quelle destinate ad innalzare il livello culturale popolare. Gli anarchici, quelli veri, andavano tra il popolo, quelli falsi di oggi sono contro il popolo che, infatti, non li sopporta più. Non sopporta la loro ipocrisia degli asterischi, non sopporta il politicamente corretto che è il cancro della società. E non sopporta questo velleitarismo idiota, queste minacce scritte sui muri per poi andare a frignare in tv se qualcuno reagisce.


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