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L’Armenia è un Paese francofono? Ovviamente no, anche se la lingua francese è molto studiata e non sono pochi gli armeni della diaspora riparati nell’Esagono. Un nome per tutti, Charles Aznavour.

Davvero troppo poco, però, per trovare una giustificazione linguistica al coinvolgimento di Erevan nel progetto della francofonia. Eppure anche l’Armenia sarà coinvolta.

Lo ha spiegato Paolo Maccari, editore del settimanale valdostano La Vallée, intervistato da Luciano Caveri per Radio Rai. E ha ricordato, Maccari, che altri Paesi non strettamente francofoni fanno già parte del progetto nel quale è coinvolta anche la Valle d’Aosta.

Anzi, il presidente Macron intende rafforzare ed ampliare l’iniziativa, soprattutto in Africa. Non perché il Toy Boy parigino sia particolarmente sensibile alla cultura, alle tradizioni ed alla lingua francese. Al contrario ha ripreso lo stile yankee di Sarkozy. Macron ha però capito perfettamente l’importanza del soft power e cerca di utilizzare la francofonia come strumento di fascinazione e di coinvolgimento di altre popolazioni e di altri Paesi.

L’Africa, inoltre, è il terreno di scontro con la Cina. Parigi cerca di rilanciare la Francafrique, puntando sui rapporti conservati con le ex colonie. Ma si ritrova a confrontarsi ed a scontrarsi con l’espansione di Pechino che ha risorse economiche, finanziarie ed umane immensamente superiori. Dunque a Parigi resta la lingua e restano le missioni militari.

Questo spiega anche il fastidio del Toy Boy per il nuovo dinamismo italiano proprio in Africa. Con le iniziative di Salvini e Moavero in Libia, con il progetto di organizzare un vertice tra Italia ed i Paesi dell’Africa del Nord dall’Egitto al Marocco, con la proposta di creare centri di controllo dei migranti a sud della Libia, dunque proprio nella zona di interesse francese.

Però mentre la Francia rilancia la lingua e la cultura come strumenti di soft power, l’Italia paga pesantemente lo scotto della totale incapacità ed incompetenza in questo settore.

Se Parigi ha la francofonia, l’Italia ha decine e decine di milioni di italiani emigrati in ogni angolo del mondo. Totalmente ignorati dai governi di ogni colore che non puntavano sulla valorizzazione della lingua italiana ma di quella inglese, che non promuovevano le culture tradizionali di un Paese straordinario ma che si occupavano di tutelare le culture degli stranieri arrivati nella Penisola.

Siamo passati da Dante alla pizza e non siamo riusciti a difendere neppure quella, considerata ormai americana. Siamo passati da Leonardo alla mafia ed ora la mafia in espansione è quella nigeriana.

Senza tradizioni perché non sono politicamente corrette, senza radici, senza cultura. Senza neppure la capacità di barare come Macron con la francofonia in Paesi che non parlano francese.


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