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I più giovani non sanno neppure cosa siano i samizdat.

Erano quegli opuscoli, o anche libri, stampati in proprio clandestinamente in Unione Sovietica e che venivano distribuiti ai dissidenti, spesso costretti a leggere un intero libro in una sola notte per poi consegnarlo ad un altro oppositore del regime.

Grazie ad Amazon possiamo prepararci ad una nuova stagione di samizdat poiché il colosso della distribuzione ha deciso di cancellare dal proprio catalogo i libri di Aleksandr Dugin, il pensatore russo colpevole di propugnare un’unione euroasiatica e di aver dato alle stampe il volume “La quarta teoria politica”.

La multinazionale americana ha motivato la censura con la volontà di distribuire i libri pubblicati in Iran, in Siria, a Cuba, in Corea del Nord, Sudan e “Crimea regione dell’Ucraina”. Peccato che il libro sia stato pubblicato in Italia da una casa editrice italiana e scritto da un autore russo. Dunque, in teoria, nulla a che spartire con la discriminazione geopolitica stabilita da Amazon.

Ma come nella favola del lupo e dell’agnello, le giustificazioni false servono solo a nascondere la disonestà di base. Amazon censura ciò che non è in linea con la propria linea politica. Il che è perfettamente legittimo. Ciò che fa schifo sono le giustificazioni false. Non siamo di fronte al “non condivido le tue idee ma mi batterò perché tu possa esprimerle”, siamo semplicemente passati al “non condivido le tue idee dunque ti censuro e spero che tu scompaia”.

Al di là dell’ipocrisia disgustosa, è però comprensibile l’atteggiamento di Amazon. Se i russi vogliono divulgare la loro visione del mondo si dotino di una piattaforma efficiente come Amazon, creino un’alternativa vera a Facebook (non come quella esistente ed ignorata), facciano informazione di qualità, sostengano le iniziative che si collocano dalla loro parte, inizino a produrre contenuti per tv e nuovi media.

Amazon ha scelto la censura, Mosca per ora ha scelto di non investire.


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