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Il ruolo delle Fondazioni bancarie è cambiato nel corso degli anni, e continua a modificarsi. Ora le istituzioni locali non ci chiedono più solo i finanziamenti, ma anche e soprattutto idee, consigli.

Giovanni Quaglia, presidente della Fondazione Crt, è un banchiere eppure è una persona per bene (sarà perché è cuneese) e assicura che determinati ruoli di indirizzo spettano alla politica e non al mondo delle fondazioni bancarie.

Ma è evidente che, soprattutto a livello locale, la preparazione delle classi dirigenti politiche lascia molto a desiderare e la richiesta di idee diventa un atto di coraggio, di consapevolezza, di umiltà.

Quaglia, però, ha ragione nel sostenere la separazione dei ruoli. Anche se nella realtà la situazione è molto più complessa, dal momento che anche nelle nomine nelle fondazioni bancarie la politica ha comunque un ruolo.

C’è chi sa svolgerlo e chi non è in grado di collocare i propri rappresentanti all’interno delle fondazioni che, in molte regioni, hanno un ruolo fondamentale per le attività di sostegno alle scelte politiche.

Che si tratti di restaurare un palazzo antico o di offrire borse di studio a ragazzi meritevoli, sostenere attività culturali nei Comuni più piccoli o iniziative di solidarietà in vari ambiti.

Sono scelte politiche, nel vero senso della parola. Perché aiutare l’associazione X invece della Y significa sostenere una differente visione della realtà. Finanziare la manifestazione culturale in linea con le idee di un gruppo significa favorire quel particolare gruppo, quella particolare idea, quello schieramento e non un altro.

E di fronte alla carenza di idee della politica, Quaglia anticipa che la fetta più consistente della spesa sul territorio sarà destinata a progetti nati all’interno della fondazione.

Sacrosanto. Questo, però, dovrebbe far capire alla politica quanto siano fondamentali le nomine di consiglieri che non vengano scelti tra i trombati vari a cui assicurare una poltrona o anche solo uno strapuntino. E lo stesso vale per la scelta delle persone che devono dialogare con le fondazioni, che devono confrontarsi per stabilire le necessità di una Regione, di un Comune.

Si tratta di decine di milioni di euro spesi per il territorio e che, di conseguenza, devono essere spesi bene. Per far crescere il territorio e non per far aumentare il clientelismo.

L’alternativa è continuare con le nomine di incapaci che si affidino completamente alle decisioni dei banchieri. Un rischio, perché non sempre si trovano persone per bene come Quaglia.


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