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Aiutiamoli a casa loro. Non è solo uno slogan e non è neppure una dimostrazione di carità per lavarsi la coscienza.

È l’unica soluzione non solo intelligente ma anche, e soprattutto, giusta per affrontare il problema delle migrazioni.

Una ragazza italiana lo ha fatto ed è stata rapita. Molti altri italiani lo fanno e, pur senza arrivare ai rapimenti o alla morte, affrontano disagi, fatiche, malattie.

Qualcuno per motivi religiosi, etici. Altri per passione. Altri ancora per sbarcare il lunario. Non era il caso della ragazza rapita, ma non ci sarebbe comunque nulla di male.

Invece in Italia si è riusciti ad aprire un dibattito, sui social, anche sull’eventuale riscatto da pagare per la ragazza.

Al di là dei beceri commenti su aspetti sessuali, e che ovviamente non hanno neppure la dignità di rappresentare una provocazione, il problema per qualcuno era il senso di una presenza italiana in Kenya. Magari confondendo il ruolo di chi va in un Paese dove esistono terroristi ma non c’è alcuna guerra, con chi in passato è andato ad aiutare i terroristi che combattevano il governo legittimo per poi finire sequestrato non dal governo ma proprio dai terroristi.

Una confusione di ruoli fondamentale.

La ragazza rapita in Kenya aiutava bambini orfani, li aiutava a crescere nel loro Paese perché non esiste il diritto ad invadere altre terre ma esiste il diritto a non emigrare.

Però, spiegavano i critici, esistono ampie fasce di povertà e disperazione anche in Italia e il volontariato potrebbe e dovrebbe concentrarsi su queste situazioni invece di andare in Africa o in America Latina.

Sarebbe interessante conoscere quanti di questi critici sono impegnati in azioni di volontariato a favore degli italiani. Quanti vanno nei mercati a fine giornata per offrire buon cibo alle vecchiette italiane costrette a frugare tra i rifiuti.

Quanto alle iniziative all’estero, ogni bambino aiutato a restare nella sua terra sarà un adulto in meno da mantenere in Italia come migrante, rifugiato, clandestino. Sarà un adulto in meno da sfruttare in una concorrenza al ribasso dei diritti dei lavoratori. Sarà un criminale in meno nella peggiore delle ipotesi. Sarà un costo in meno per la sanità, per l’istruzione, un concorrente in meno per le case popolari e gli asili. E sarà un amico in più che sarà riconoscente all’Italia ed agli italiani.

Senza dimenticare che l’Africa sta crescendo, anche economicamente, molto più dell’Europa e chi non fugge dal lavoro potrà creare una società decisamente migliore con la quale confrontarsi.

La Francia, in Africa, usa corruzione e sfruttamento per conservare la propria presenza, la Cina utilizza i soldi, gli Stati Uniti le armi, la corruzione ed il soft power.

L’Italia è l’unico Paese al mondo che non può usare la corruzione in politica estera perché i magistrati se ne fregano degli interessi nazionali, non può usare i militari perché le mamme piangono, non può usare il soft power perché ha smantellato tutto ciò che fa cultura. Restano solo i volontari.

Photo credits by Artaban Onlus


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