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Fine processo mai. Avremo anche questa definizione grazie alla giustizia italiana e alla follia di un ministro. Fine processo mai esattamente come Fine pena mai per la condanna all’ergastolo.

Dunque un ergastolo nelle aule di ingiustizia. Perché non c’è nulla di giusto nell’attendere per decenni una sentenza.

Una esponente pentastellata ha spiegato che loro sostengono l’eliminazione della prescrizione poiché i cittadini vogliono che i colpevoli siano condannati e paghino per ciò che hanno fatto.

Va bene. Ma se dopo 20-30 anni di tribunale si arriva ad una sentenza di assoluzione, chi risarcisce l’innocente per la montagna di soldi spesi per gli avvocati, per il lavoro sacrificato, per le tensioni in famiglia?

Non si può partire dal presupposto di colpevolezza ad ogni costo. Non serve un colpevole, ma il vero colpevole.

E poi, anche se si arrivasse ad una condanna, dopo 30 anni, che senso avrebbe una punizione, magari in carcere, per un reato così lontano nel tempo? Considerando anche che se chi ha sbagliato non era proprio un ragazzino, in carcere non andrà per limiti di età, a distanza di 30 anni o più.

Però l’obiettivo di partenza è sacrosanto: il popolo vuole che assassini, stupratori, corrotti stiano in galera. Ma il popolo vuole che in galera vadano anche gli spacciatori, i violenti, i ladri, gli scippatori, i borseggiatori, i truffatori. Cioè tutte quelle categorie di delinquenti che i magistrati ed i politici buonisti definiscono come esponenti della microcriminalità. Quella che non preoccupa gli oligarchi ma che spaventa il popolo, anzi i cittadini secondo la terminologia dei pentastellati.

Allora una riforma della giustizia è assolutamente indispensabile, ma senza togliere al cittadino il sacrosanto diritto di veder conclusa in tempi brevi la sua vicenda giudiziaria. Con una assoluzione o con una condanna, ma conclusa.

E se la giustizia è lenta, va resa più veloce, invece di darle il diritto di tormentare i sudditi sino a quando la morte non risolva il problema.

Bisogna licenziare i magistrati troppo lenti, quelli che passano da un rinvio all’altro senza neppure degnarsi di esaminare le carte ma che, ad ogni udienza, pretendono la presenza di avvocati, testimoni e personale vario. È su quel lato che si deve intervenire, non sul diritto dei cittadini di sapere quando finirà il tormento.

Si possono prevedere corsie preferenziali, ma il diritto alla giustizia non vale solo per l’amministrazione pubblica frodata ma anche per l’anziana scippata, per il ragazzino aggredito da una banda di teppisti, per chi rientra in casa e se la trova svaligiata.


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