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Al di là dei drammi per le vittime del maltempo e del disastro ambientale, sarebbe finalmente il momento di metter fine alle indecenti speculazioni edilizie che hanno distrutto l’ex Belpaese.

E se è vero che nè il Pd nè Forza botulino hanno titoli per esprimere la benché minima critica, considerando ciò che hanno fatto e lasciato fare, è altrettanto vero che l’esordio dell’esecutivo giallo verde è fallimentare sotto questo aspetto, con l’assurdo condono per le costruzioni abusive di Ischia.

È patetico che ad accusare il governo Conte siano coloro che hanno lasciato proliferare l’abusivismo, ma ciò non toglie che le accuse siano sacrosante.

Come sacrosante sono le critiche rivolte ai magistrati che impiegano anni e anni per stabilire se una costruzione è abusiva o meno, se deve essere abbattuta oppure no.

È il Paese del non fare, del non controllare, del dilazionare. A cominciare dai sindaci che fingono di non vedere.

La cartina dell’abusivismo evidenzia come le aree più tolleranti siano anche quelle più colpite dai disastri e quelle più soggette alla criminalità organizzata.

Anche al Nord, dove la ‘Ndrangheta si è radicata anche se ora deve confrontarsi con la mafia nigeriana.

L’edilizia, però, non è ancora stata conquistata dai criminali africani, è ancora riservata alla criminalità nazionale che ha più facilità a trattare con imprenditori e politici.

I risultati sono evidenti. Non solo si costruisce in aree a rischio, ma si costruisce male, sia in termini di solidità sia sotto l’aspetto estetico.

E se è una vergogna la situazione al Sud, come deve essere considerato lo scempio compiuto per decenni sulla Riviera Ligure?

Ora si considerano i borghi delle Cinque Terre come un patrimonio dell’Umanità da tutelare, ma dopo la Guerra erano così tutti i borghi liguri. Distrutti da colate di cemento non per costruire abitazioni per residenti privi di casa, ma per riempire la Riviera di seconde case per turisti. Da vendere o affittare.

Inutile sprecare tempo e denaro per la prevenzione quando poi, nel nome del Pil, si lascia mano libera a palazzinari più o meno onesti. Si cementifica tutto e poi si finge stupore se il cemento assorbe meno del terreno. Se i palazzi non ossigenano come gli alberi.

Ovviamente chi ha acquistato abitazioni abusive, o le ha realizzate direttamente, avanza pretese e diritti. Perché in una Italia di privilegi, anche il sopruso vuol essere riconosciuto.

Un tempo, ancora negli Anni 60, esistevano numerose abitazioni abusive nella golena del Po. Case di povera gente, anzi poverissima. Le autorità chiudevano tutti e due gli occhi perché conoscevano la situazione. E quando il Po cresceva, a primavera e in autunno, gli abitanti abbandonavano le case e i pochi mobili di nessun pregio, accatastati al piano superiore, e raggiungevano l’argine ed i terreni sicuri.

Non si lamentavano contro il Grande Fiume o contro la pioggia. Convivevano con la povertà e l’emergenza. Ora le case abusive sulle spiagge sono ville arroganti e pretenziose. Come chi le abita. Senza emergenza, senza alcun diritto. E soprattutto senza che l’Italia sia costretta a pagare per la loro ingordigia.


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