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A volte bisognerebbe prendere atto dei fallimenti e metter fine a situazioni senza prospettive di rilancio. Non solo nelle aziende o nei rapporti personali ma anche, e soprattutto, nelle vicende pubbliche.

A Torino i soldi pubblici sono stati regalati alla Fiat da Comune, Provincia e Regione in cambio di una estesa ed inutile area dello stabilimento di Mirafiori. Una montagna di denaro in cambio di nulla.

In teoria l’investimento – andrebbe definito in ben altro modo – doveva servire per garantire a Mirafiori la produzione di una vettura Fiat. Ma l’azienda, dopo essersi intascata il denaro pubblico ed aver proseguito per pochi mesi la produzione, aveva fatto finta di nulla e messo fine alla farsa. Ovviamente senza suscitare la protesta degli elargitori di denaro altrui. Tutti silenti, anche alla Corte dei Conti. A Torino si può.

D’altronde gli enti pubblici, in accordo con l’Unione industriale e con i giornalisti di servizio, non perdevano occasione per raccontare meraviglie sul futuro dell’area acquistata. Venivano descritti con particolari accattivanti tutti i mirabolanti interventi che sarebbero stati realizzati, tutti i potenziali investitori in arrivo da ogni parte del mondo.

Nel frattempo, ovviamente, la società messa in piedi per gestire l’area e gli investimenti perdeva vagonate di altro denaro pubblico. Ogni anno nuove promesse, ogni anno nuovi soldi persi. E nessun insediamento strategico.

È arrivato il momento di metter fine a questa colossale presa in giro dei cittadini. L’operazione, per essere gentili, si è rivelata completamente sbagliata, nessuno si illude che la magistratura vada a colpire i responsabili ma, per lo meno, si volti pagina. Grandi insediamenti industriali non arriveranno.

La zona intorno non è trasformabile in un paradiso terrestre, il quartiere è brutto e non attira la movida neanche nella prospettiva di essere raggiunta in futuro dalla linea 2 della metropolitana (se mai verrà realizzata). Dunque meglio lasciar perdere e pensare ad altro, tenendo anche conto che la parte di stabilimento tutt’ora occupata da Fca è sempre più inutilizzata.

Che fare?

Qualcosa che costi poco e serva alla città. Come un grande parco non lasciato a se stesso ma curato, con prati e alberi che possano creare un microclima gradevole, con ruscelli e laghetti. Utilizzando le strutture sopravvissute per accogliere un museo o altre attività culturali, che non abbiano un impatto negativo sull’area verde. È inutile e costoso l’accanimento terapeutico sull’area.

Certo, i responsabili dovranno rinunciare a viaggi all’estero alla ricerca di inesistenti investitori. Ed è altrettanto certo che un parco sembra davvero poco in relazione ai soldi pubblici regalati a Fiat. Ma perseverare nella dissipazione di denaro pubblico per un progetto fallito è ancora peggio.


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