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L’Italia non è fortunata con i presidenti della Repubblica. Ora è la volta di Sergio Mattarella che, improvvisamente, si accorge dei conti pubblici e lancia il grido di allarme a difesa – spiegano i disinformatori di professione – dei risparmiatori italiani e dei cittadini comuni.

Strano che il grido di allarme in difesa dei risparmiatori non si sia sentito così forte e chiaro di fronte allo scandalo di Banca Etruria e delle altre banche che hanno non poco penalizzato i cittadini italiani.

Mattarella è però preoccupato, e lo dichiara ai quattro venti tanto per creare un po’ di panico aggiuntivo nei mercati, per il progetto del governo di arrivare al 2,4% di deficit.

Chissà perché il Colle, prima con Napolitano e poi con Mattarella, sia rimasto in silenzio quando, con Renzi e Gentiloni, si era superata questa soglia. E tutti muti di fronte al debito pubblico che continuava a crescere mentre il numero degli italiani poveri raddoppiava.

Nessuna preoccupazione? Nessun monito?

Una coincidenza, sicuramente, anzi una lunga serie di coincidenze che, ovviamente, non fanno una prova. Però suscitano tanti dubbi e perplessità.

Se poi Mattarella è davvero tanto preoccupato, potrebbe rivolgersi al ministro Savona (che ha giurato nelle sue mani) per farsi dare una ripetizione di economia. Magari capirebbe che con i ritmi di crescita determinati dalle politiche stupide imposte da Bruxelles e applicate da Monti, dal bugiardissimo e da Gentiloni, la crescita del Pil è stata troppo modesta per potersi illudere di ridurre il debito.

Mentre solo una crescita del Pil intorno al 3% (il triplo rispetto ad ora) può permettere di ridurre il debito senza distruggere Italia ed italiani.

Poi, certo, la manovra può essere migliorata. Cominciando a mettere paletti rigorosi per la concessione del reddito di cittadinanza, in modo da evitare sia di mantenere i fannulloni sia di favorire il lavoro nero.

E quanto ai timori di Boccia riguardo all’effetto disincentivante del reddito di cittadinanza rispetto alla ricerca di un lavoro vero, sarà sufficiente approvare una legge che indichi il compenso minimo orario. Quando i prenditori cominceranno a pagare retribuzioni decorose, non ci sarà più un effetto disincentivante del denaro per chi è senza lavoro. Il problema non è che tra lavorare 8 ore al giorno per 5 giorni alla settimana e stare a casa a far nulla per la stessa cifra, molti possano scegliere di stare a casa. Ma è che nessuno dovrebbe lavorare 40 ore alla settimana per meno di 800 euro al mese.


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