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Aldo Moro veniva ucciso il 9 maggio del 1978 e da quel momento è iniziato un vergognoso processo di beatificazione. Vergognoso non perché non sia meritato, ma perché si è scientemente attesa la morte, auspicata e favorita da molti, prima di cominciare con gli apprezzamenti che, in buona parte, provengono da amici falsi come Giuda.

In realtà anche in vita Moro veniva lodato, applaudito, blandito. Una cortina di miele andato a male che impediva di comprendere chi fosse e cosa stesse facendo. Omaggi di servi e non apprezzamenti di amici.

I media hanno avuto enormi responsabilità prima nel creare cortine di fumo sull’attività di Moro e poi nel creare le condizioni per passare dal rapimento in via Fani al ritrovamento del cadavere in via Caetani.

La “questione Moro” è una delle pagine più ignobili della storia italiana. Ed ignobile perché avvolta nei misteri che, a 40 anni di distanza, non devono essere svelati. In fondo ha perfettamente ragione il brigatista rosso che, quest’anno, ha ammesso che la verità ufficiale sul rapimento e assassinio di Moro non corrisponde alla realtà, ma è il massimo che si può raccontare. Il resto, anche relativo agli anni precedenti, deve essere cancellato, dimenticato.

Troppo scomodo dar peso ai famigliari di Moro quando raccontano che il politico democristiano stava per partire con il treno Italicus ma venne fatto scendere dal convoglio per firmare delle carte divenute improvvisamente urgenti. E una bomba esplose proprio su quel treno.

Troppo scomodo ricordare il ruolo internazionale giocato da Moro a favore dei palestinesi e dei Paesi arabi con conseguente odio di israeliani, inglesi e statunitensi. Era già stato eliminato, con un attentato, Enrico Mattei che infastidiva, alla guida dell’Eni, gli stessi Paesi. Dunque non c’erano particolari problemi per eliminare anche un politico estremamente scomodo.

Le trattative hanno rappresentato la cartina di tornasole degli interessi in gioco. Con la buffonata della seduta spiritica di Prodi che porta ad individuare il nome “Gradoli”, con i servizi segreti italiani che si dimenticano di avere delle basi proprio in via Gradoli, con gli agenti che arrivano al covo brigatista sempre in via Gradoli (le coincidenze, a crederci) ma bussano e se ne vanno perché nessuno risponde.

E poi le posizioni dei partiti. Con il Pci contrario ad ogni trattativa, così come il Movimento sociale e buona parte dei vertici della Dc. Mentre il Psi di Craxi voleva trattare. Anche Craxi filo arabo, non a caso, e pagherà per questo e per Sigonella. Il “partito americano” non voleva che Moro si salvasse. Perché un suo ritorno in politica avrebbe significato un terremoto in Italia e sulla scena mondiale.

Lo aveva perfettamente capito il settimanale satirico Il Male, con una striscia in cui raccontava le conseguenze di una liberazione di Moro. Eppure proprio Il Male non aveva risparmiato pesanti battute sul politico durante il periodo di prigionia.

Moro doveva morire e qualcuno ha eseguito la sentenza.


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