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I radical chic andrebbero rieducati. Renitenti alla vanga, le loro braccia andrebbero restituite all’agricoltura d’antan, seguendo le indicazioni di Pol Pot.

D’altronde quelli diversamente giovani tra loro hanno inneggiato per anni al presidente Mao o ai khmer rossi prima di essere folgorati sulla via di Wall Street e di trasformarsi in guru della globalizzazione al servizio dello Zio Sam. Pronti, con il pensiero preso a prestito dai Chicago Boys, a distruggere in Italia tutto ciò che toccavano, a partire dai quotidiani dove venivano collocati da incapaci assurti a vertici di associazioni, di partiti, di gruppi di potere.

Non stupisce, dunque, l’analisi classista e molto snob di Michele Serra, sdraiato sulla sua amaca. Un’analisi che parte da un dato di realtà, mica dalla fantasia. È un dato di realtà che nei licei il livello di apprendimento e di acculturamento sia superiore a quello degli istituti tecnici e professionali. E che sia superiore la disciplina. I licei sono stati creati per formare la classe dirigente del Paese, gli istituti professionali per assicurare competenze a basso costo agli imprenditori dal braccino corto che abbondano in questa Italietta. Le prospettive sono molto diverse e gli studenti ne sono perfettamente consapevoli. Chi affronta un liceo, lo fa in genere pensando di imparare qualcosa che lo farà crescere culturalmente e gli offrirà qualche opportunità in più. Chi viene iscritto alle scuole professionali ha di fronte la prospettiva di precarietà a vita, di povertà, di sfruttamento. Con le debite eccezioni su entrambi i fronti, ovviamente.

Ma allora l’analisi dello sdraiato Serra dovrebbe affrontare anche questo aspetto del problema. La totale mancanza di motivazione per i ragazzi delle tecniche e delle professionali non è solo legata al basso livello dei docenti ma anche alla disperazione generale di una società distrutta dai renitenti alla vanga che hanno voluto e imposto la globalizzazione senza controlli, che hanno imposto tecnocrati incapaci e al servizio di chi era impegnato a distruggere un intero Paese.

Come si possono illudere, i Serra di turno, che ragazzi senza prospettiva si impegnino nello studio e abbiano rispetto per chi, ai loro occhi, rappresenta comunque un potere ed una istituzione?

Poco importa se, in realtà, i docenti non rappresentano più neppure se stessi. È la percezione che conta, non la realtà, per un sedicenne.

Ma questa è la fortuna dei guru radical chic. Perché i sedicenni dei licei hanno la percezione di poter essere la classe dirigente di domani e, per questo, creano meno problemi. Peccato che la realtà sia diversa anche in questo caso ed i figli della buona borghesia finiranno a fare i precari esattamente come i coetanei delle tecniche.

Gli sdraiati come Serra preferiscono non porsi la domanda sulle ragioni di ascensori sociali che funzionano solo il discesa. Meglio oscillare sull’amaca sognando la California e discettando con Riotta, con Botteri, con Zucconi.


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