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“Colleghe e colleghi, agosto è da sempre il mese migliore per dare delle pessime notizie. Passateci l’amara ironia. I dati di vendita de La Stampa sono tremendi. In edicola, a giugno siamo scesi a 73.800 copie circa, in totale con abbonamenti digitali e cartacei raggiungiamo quota 113 mila copie. In edicola il dato, rispetto a giugno 2019, è di oltre meno 22%.” Il comunicato del Comitato di redazione della Stampa (la Busiarda, secondo i lettori) pone una pietra tombale sulla brillante iniziativa di John Elkann che, dopo aver acquistato il gruppo Repubblica/Stampa (più un’infinità di testate collegate), ha pure cambiato i direttori.

Il risultato è disastroso. Non solo per il quotidiano torinese ma anche per Repubblica, affidata alla direzione di Molinari che prima dirigeva proprio la Stampa. Ed è difficile che il tour promozionale di questi giorni in Valle d’Aosta permetta a Molinari di risalire la china. Certo, il suo successore alla Busiarda, Massimo Giannini, è riuscito a fare di peggio. Eppure si è impegnato per trasformare il quotidiano subalpino in una riedizione di Lotta Continua, con firme perfettamente in grado di allontanare qualsiasi lettore che non sia un nostalgico delle chiavi inglesi e delle P38.

Curiosamente, però, il Cdr non fiata sulla linea editoriale. Evita accuratamente di porsi qualche domanda sugli effetti di una faziosità senza più limiti. Meglio concentrarsi sulla mancanza di investimenti. Oddio, per avere qualche idea al riguardo il Cdr potrebbe rivolgersi agli operai ancora rimasti in Fca, nell’ex Fiat Mirafiori, ad esempio. Ma ormai i compagni operai non sono più compagni, meglio chiedere lumi ad una delle nuove grandi firme, tipo Murgia. Si potrebbe anche valutare il rapporto tra l’arrivo della Murgia, e degli altri compagni, e la quantità di copie perse. Così, per far qualcosa di più utile rispetto al piagnisteo senza costrutto. O, magari, ci si potrebbe dedicare alla correzione degli errori di ortografia (in genere in italiano non si va a capo con -nte) prima di scatenare il Kgb interno contro eventuali discostamenti dal pensiero unico obbligatorio.

Perché i disastri della Stampa non sono un’eccezione nel panorama editoriale italiano. Le eccezioni sono i quotidiani che incrementano le vendite. Ma nessuno che voglia affrontare il problema alla radice: la credibilità delle grandi testate è pari a zero. La libertà di analisi è inesistente, la qualità è un ricordo. Nessuno che voglia ammettere che la faziosità non paga, che il servilismo nei confronti del potere non aumenta il numero dei lettori. E far pagare gli articoli online non aiuta poiché, con una informazione uniformata al pensiero unico obbligatorio, la stessa notizia trattata allo stesso modo si recupera altrove, e gratis.

Un disastro per le vendite ma pure per l’influenza sull’opinione pubblica. Con l’eccezione del Corriere. Che perde copie ma che conserva un alone di prestigio. Non per la mancanza di faziosità (non esageriamo) ma per la qualità degli articoli. Praticamente un miracolo, in Italia.


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