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L’azione di IDEA è interessante soprattutto perché ha individuato la misura di un intervento politico che, al tempo stesso, non rappresentò uno sconfinamento dei compiti prettamente militari… [Gli ufficiali] non si fecero intrappolare da una concezione specialistica, tecnicistica, limitata.. Non ci fu in loro una volontà di prevaricare, ma solo di colmare lacune, di raddrizzare delle storture.

L’analisi è di Giano Accame, nel 1965, ad un convegno promosso dallo Stato Maggiore italiano. IDEA è la sigla di un gruppo di ufficiali greci che, due anni più tardi, avrebbero preso il potere ad Atene. La situazione di allora, in Grecia, era disastrosa. In pratica ciò che si prospetta per l’Italia in autunno grazie alla totale incapacità del governo dei dittatorelli. L’opposizione non sembra in grado di far meglio. È tornato sulla scena Sestino Lumaconi, per Forza Botulino, e non è certo la garanzia di una capacità di rilancio.

Dunque si prospetta una soluzione in stile “colonnelli greci”? Assolutamente no, per fortuna. Perché i golpe militari in Italia sono a livello del film di Monicelli “Vogliamo i colonnelli”, magistralmente interpretato da Ugo Tognazzi che, da reduce della Repubblica Sociale, conosceva benissimo i tic dell’ambiente. E troppi episodi della recente quarantena italiana – con gente in divisa che dava la caccia, con i droni, a chi passeggiava in un bosco mentre chi non ferma gli sbarchi dei clandestini si dedicava alla cattura di chi osava andare a pagaiare in canoa – hanno contribuito ad alimentare un clima di diffidenza nei confronti di chi obbedisce senza un briciolo di buon senso agli ordini dei dittatorelli e fa la guerra agli italiani.

E allora chi si candida a “colmare le lacune” della politica italiana? Il candidato c’è, ed è il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi. Peccato che manchino altre condizioni che Accame riteneva fondamentali. Perché la voglia di prevaricare è una caratteristica di Confindustria. Lo sconfinamento dal proprio ruolo è un’abitudine. La concezione tecnicistica è una costante. Ed i danni provocati dai tecnocrati italiani (Monti e Fornero, ma non solo) mettono in guardia contro una riproposizione dell’esperimento.

Però diventa sempre più evidente che questa classe politica, maggioranza ed opposizione, non è in grado di affrontare l’emergenza. In realtà non è in grado di affrontare neppure l’ordinaria amministrazione che, grazie ad errori in serie, si trasforma inevitabilmente in emergenza.

Diventa indispensabile un “aiutino da casa”. Che non può essere quello di un ceto imprenditoriale che ha fallito nelle sfide per il proprio ammodernamento e per l’innovazione. Non ci si può affidare a categorie che si limitano a pretendere di essere foraggiate con denaro pubblico senza dar nulla in cambio (vedi alla voce Sangalli). Ceti, categorie, associazioni: lo stesso disastro dei partiti politici.

Però esistono i singoli imprenditori, capaci, coraggiosi, lungimiranti. Esistono i singoli politici, preparati ed onesti. Pochi, in entrambi i casi. Ma non sono le masse che possono guidare i Paesi. Sono le avanguardie, le élites. Non è facile individuarle, ma ci sono. Ed hanno il dovere di incontrarsi e di lavorare insieme.


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