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Il Covid? Colpa dei pipistrelli. O del pangolino. O di entrambi. Ma se questa pandemia sarà sconfitta dovremo prepararci a quella provocata dai maiali cinesi. Un vero problema per l’Italia dove la popolazione rifiuta il San Daniele, il Parma, il Bosses ed il St.Marcel, la Cinta senese per tuffarsi sui salami e prosciutti provenienti dalla Cina.

Lo si vede nei supermercati e nelle gastronomie: “Da dove vengono le braciole? E le costine? Allevamenti italiani? Allora se le può tenere. In casa pretendiamo maiali di Wuhan”.

Chi è così folle da preferire il porcetto sardo o la porchetta romana quando si può acquistare carne di maiale che ha percorso migliaia di km per arrivare sulle tavole italiane?

Ma l’offensiva anti carne coinvolge animali da allevamento e selvatici, senza alcuna differenza. E dopo il maiale cinese, che infetterà il mondo, è la volta della marmotta mongola, portatrice di peste nera. Perché, come per il pipistrello, sono evidenti i rischi per gli italiani. Abituali consumatori di carne di marmotta (vietata, perché l’animale è protetto) e altrettanto abituali frequentatori di turisti mongoli che arrivano a frotte.

Al di là della ormai nota stupidità della disinformazione italiana, appare evidente che si è di fronte ad un doppio intervento di assoluta faziosità. Da un lato si insiste con la diffusione del terrore in Italia per mantenere i sudditi in condizione di inferiorità e di obbedienza nei confronti di un governo di incapaci che stanno distruggendo il Paese; dall’altro si diffondono i germi della paura per imporre un cambiamento delle abitudini alimentari che sono un retaggio di una cultura profonda.

Le multinazionali del cibo vogliono consumatori globalizzati che rinuncino alla Fiorentina per dedicarsi alla cavallette, che abbandonino la spigola per ingozzarsi di alghe (provenienti da coste inquinate, ma chissenefrega), che rinneghino il pollo arrosto per abbuffarsi di larve. Bisogna distruggere le nicchie di qualità dell’agricoltura italiana per lasciare spazio alle produzioni agroindustriali delle multinazionali, ottenute con pesticidi cancerogeni ma va benissimo così.

Abbattiamo tutte le vacche, le pecore, tutti i maiali. Perché, ovviamente, gli allevamenti non avranno più ragione di esistere. Il latte sarà solo quello di soia, le vacche nei pascoli in alpeggio saranno un ricordo in qualche foto prima che la psicopolizia ne vieti il possesso, permettendo in compenso la diffusione di foto e filmati pedopornografici.


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