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Grünen, Green, Verts. Ma non Verdi. La politica europea si sposta verso le proposte ambientaliste, quella italiana ipotizza nuove sanatorie per chi ha rovinato l’ambiente. Ed è trasversale, in Italia, questa voglia di cementificare tutto, di rovinare le coste con osceni condomini destinati alle seconde case, di abbattere boschi alpini per costruire hotel, di ridurre i controlli per evitare di colpire le industrie che inquinano.

Destra, centro, sinistra: il business è la divinità a cui sacrificare ogni cosa, a partire dall’ambiente. La Pianura Padana è sovrappopolata? Pazienza, non si può mica non accogliere migliaia e migliaia di ospiti non invitati. Concentriamo fabbriche, non pretendiamo che rispettino le regole su inquinamento atmosferico e su smaltimento dei rifiuti, delle scorie.

Eppure il tema ambientale non conquista politici nè elettori. Forse perché è affidato a personaggi falsi, creati dai media, come Greta. Capace di scaldare i cuori dei gretini solo per pochi mesi prima di stancare tutti con la sua ipocrisia ed il suo insopportabile politicamente corretto. O forse perché anche i politici che avevano sostenuto tematiche ambientali si erano dimostrati fastidiosi, per nulla credibili, alla perenne ricerca di inserimento nei circoli della gauche caviar.

Mentre, a destra, i gruppi ecologisti creati nei decenni scorsi sono stati perennemente ignorati dai vertici dei partiti, confinati in angoli bui delle attività ufficiali.

Ovviamente si preferisce continuare così, nella certezza che l’elettore italiano preferirà il cemento alla tutela di un bosco, preferirà evitare le raccolte differenziate, non rinuncerà a gettare il mozzicone di sigaretta in qualsiasi posto, continuerà ad accompagnare con l’auto il pupo a scuola anche se deve percorrere 100 metri. Il rischio è che ci si cominci a render conto che le aree più inquinate sono anche quelle dove i contagi dei virus sono più facili, dove si muore di più.

Ma i partiti non si spaventano: per il momento i politici ambientalisti sono talmente scarsi da non rappresentare una concorrenza decente. Lo pensava anche Micron, prima che il suo partito venisse spazzato via dai verdi francesi alle ultime amministrative. Lo pensava anche Marine Le Pen che rischia di perdere le prossime elezioni contro un’alleanza tra verdi e sinistre varie. E succede anche in Germania.

In Italia si preferisce affidarsi al Gattopardo, sperando che nella sostanza nulla cambi. Come al solito,


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