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Quando non si è neppure capaci di boicottare una bevanda o una marca di abbigliamento, si dovrebbe avere la decenza di non iniziare neppure una protesta. È la lezione che le destre italiane dovrebbero apprendere dalle sinistre americane che hanno messo sotto accusa Facebook per non aver adeguatamente censurato le dichiarazioni di Trump.

In pratica le associazioni di consumatori yankee, associazioni rigorosamente progressiste, hanno minacciato di boicottare le aziende che fanno pubblicità su Fb perché Zuckerberg non impediva la pubblicazione degli interventi di Trump. E le aziende hanno immediatamente tagliato la pubblicità. Mentre un gruppo come la francese L’Oreal, per non offendere gli africani, toglie il termine “sbiancante” dai prodotti che, appunto, sbiancano. In attesa che i dentifrici annerino i denti.

In Italia, al contrario, vengono cancellati i post non progressisti, vengono oscurati profili e siti non politicamente corretti. Tra gli strilli degli oscurati ed il silenzio dei partiti di area. Nessun boicottaggio contro gli inserzionisti, ovviamente. E non solo per ciò che riguarda Facebook. Lo si è visto, in passato, in occasione delle fastidiose dichiarazioni di Alessandro Gassman a proposito di tutto e di tutti (essere figlio d’arte lo ha convinto, nonostante la sua pochezza come attore, di essere un tuttologo di alto profilo): nessun boicottaggio riuscito nei confronti delle aziende che lo utilizzano come testimonial.

Il guaio è che qualcuno ha persino provato a proporre di non acquistare più determinati prodotti, una scelta che sarebbe anche andata in direzione di scelte di maggior qualità. Ma niente da fare. I consumatori di destra – che in teoria, secondo i sondaggi, rappresenterebbero la maggioranza del Paese – non sono neppure in grado di rinunciare ad acquistare prodotti di non eccelsa qualità solo perché, ovviamente, costano meno.

Era bastata una trasmissione radiofonica per imporre alla Barilla di modificare uno spot pubblicitario per renderlo politicamente corretto. Ma le destre non sanno fare radio. Erano bastate le minacce di associazioni di consumatori progressisti per far inserire in vari spot di varie Marche tutto ciò che piaceva alla gauche caviar.

A destra, invece, si preferisce strillare a vuoto. Indignarsi contro la censura senza muovere un dito per cambiare la situazione. Troppo faticoso spostarsi di un metro, davanti allo scaffale di un supermercato, per scegliere una marca differente e dare un segnale a chi sostiene idee opposte ed impone la censura.

Però, dopo, tutti a blagare di rivoluzione, di marce sul parlamento, di raduni di massa. Con panini imbottiti di cibo con il marchio politicamente corretto.


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