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Marcello Veneziani è sicuramente un intellettuale “organico” di quel mondo strano che è la destra italiana. Ma se persino lui si è stancato del nulla cosmico di questa opposizione farlocca, vuol dire che il sentimento di delusione sta dilagando. Non tanto a livello elettorale, dove le destre continuano ad essere maggioritarie grazie ai ripetuti fallimenti della maggioranza di governo ed alle folli proposte quotidiane, ma per tutto ciò che riguarda il cambiamento.

Dunque Veneziani propone all’intero centrodestra di replicare lo show di Villa Pamphilj, radunando i pensatori e gli esperti di ogni settore. Perché i politici dell’opposizione continuano a dimostrarsi inadeguati, privi di proposte, privi di idee.

In pratica, se il centrodestra dovesse vincere le prossime elezioni, se mai ci saranno, a cambiare sarebbero soltanto le terga sulle poltrone. Perché per cambiare la politica di questo Paese occorrerebbe avere una visione strategica, un obiettivo diverso dalla spartizione delle cadreghe lasciando che le strategie le decidano funzionari legati ad altre parrocchie politiche ed economiche.

Ma, in fondo, Veneziani sa benissimo che una Villa Pamphilj di destra si ridurrebbe ad una noiosa passerella dei soliti noti, magari con l’accompagnamento di qualche rappresentante della società civile scelto tra i compagni di gioco della Garbatella, tra gli amici del mojito, tra le ragazze delle cene eleganti.

E allora si procede con i soliti rituali inutili, con le solite facce, con la solita abbuffata di slogan e di frasi fatte ripetute all’infinito. Mentre una sinistra minoritaria nel Paese continua ad imporre, come ricorda Veneziani, una narrazione falsa ma comoda dell’Italia. Imponendo cambiamenti disastrosi, impoverendo chiunque non faccia parte dei circoli degli amici gauche caviar.


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