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Bisogna saper scegliere in tempo, non arrivarci per contrarietà”.. Non è certo l’autore preferito dalle destre, e non solo quelle terminali. In fondo, per le destre italiane, tutte, sarebbe già un miracolo saper scegliere decentemente, persino in ritardo.

Perché affidarsi a Pappalardo non è una scelta, è un suicidio politico. Per chi lo segue e per chi, nei partiti tradizionali, è così ininfluente da lasciar spazio all’ex generale.

Ovviamente il cognome non è colpa di Pappalardo. Se il suo omonimo, è ben più noto, cantante Adriano si fosse chiamato Rossi o Bianchi avrebbe probabilmente ottenuto un maggior successo (che avrebbe meritato). Ma poi occorre riempire di contenuti la propria esistenza. Così come occorre riempire di contenuti una eventuale protesta di piazza. Invece l’unico contenuto di Pappalardo Antonio, sedicente leader dei gilet arancione seconda versione, è la protesta fine a se stessa.

Il problema non è il generale, ma chi lo segue. La destra che spazia dal “Vogliamo i colonnelli” ad “Amici miei”, priva di ogni senso del ridicolo. La destra anti mask (ed è sacrosanto) che dimentica di aver subito ogni angheria, in questi mesi, proprio da quegli uomini in divisa che oggi vorrebbe a guidare l’Italia. Quelli che hanno inseguito chi osava pagaiare in solitudine in mezzo al mare ma che non hanno impedito gli sbarchi degli invasori; quelli che usavano i droni per individuare chi camminava su un sentiero di campagna ma che non riuscivano ad individuare decine di spacciatori riuniti in pieno giorno in mezzo alle città.

Questi sono i leader auspicati dalle destre per governare l’Italia? Al di là della buffonata di piazza, Pappalardo (sempre Antonio, non Adriano) ha il grande merito di aver smascherato il re che è assolutamente nudo. I seguaci del generale sono gli stessi che, nei sondaggi, garantiscono il successo delle destre ufficiali. Monadi in cerca di un uomo o di una donna forte, che pensi per tutti. Non ha importanza il programma, la visione del mondo, non contano le strategie. Ieri Salvini, oggi Meloni, domani Pappalardo, dopodomani chissà. E l’incapacità di individuare proposte credibili è la salvezza di un governo di incapaci che ha imposto misure idiote.

L’unica fortuna di questa destra terminale è la presenza di una sinistra vile e parassita. Quella dello “state in casa” e “manteneteci a vita senza far nulla”. I renitenti alla vanga che si erano affidati al nulla cosmico delle sardine, ormai svanite perché era troppo faticoso anche solo provare a pensare, a sviluppare un’idea. A destra, giustamente, si è fatta pesante ironia sullo squallore delle sardine. Per poi ritrovarsi ad imitarle, con minor successo, con i gilet arancione che altro non sono che sardine colorate. Nemesi, se tra i seguaci di Pappalardo qualcuno conoscesse il significato.


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