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Se ritiene di poter far meglio, la terrò presente…

L’arroganza del lìder minimo non fa più notizia. D’altronde è perfettamente allineata con quella famosa di Piero Fassino: “Se pensa di avere consensi, si faccia un partito..”. E nacquero i 5 Stelle di Beppe Britannia. Il potere, quando si sente sotto attacco e non ha nulla su cui basare la difesa, irride gli avversari. Che, nel caso di Conte, sono i rari giornalisti che osano presentarsi al suo cospetto in posizione eretta.

Il potere si autogiustifica per la mera ragione di detenerlo. Non più “uno vale uno”, bensì “io sono io e voi non siete nulla”. E non importa che a gestire il potere – come ministri, come membri di fallimentari task force, come ceto padronale – siano personaggi di infimo livello. La legittimazione arriva dall’averlo, il potere, non dal saperlo gestire per il bene comune.

Non è un caso che Ferruccio De Bortoli, dalle colonne del Corriere, abbia rivolto un appello alla classe dirigente affinché si faccia motore di una ripresa che deve portare a modifiche sostanziali nel Paese. Cultura, formazione, innanzitutto, perché un’Italia ignorante, impreparata, pigra non sarà mai vincente. Ovviamente De Bortoli, facendo parte di questa oligarchia, tende a difenderla, ricordando i (rari) casi di generosità, di altruismo. Facendo finta di dimenticare che di questa oligarchia fa parte, ad esempio, Emma Marcegaglia ossia colei che, da presidente di Confindustria, impose Gianni Riotta come direttore del Sole 24 Ore subito dopo De Bortoli. Portando alla rovina il quotidiano di Confindustria.

No, non è da questa gente che si può ripartire se, davvero, si vuol cambiare. Non si può ripartire da Arcuri, da Colao. Non si può ripartire dall’arroganza di chi falsamente invita a confrontarsi sapendo che, all’interlocutore, non si offre la possibilità di provare. Non si può imporre ministri come Azzolina o Boccia e pretendere che non vengano criticati.

Serve una classe dirigente, ma deve essere nuova. Non possono essere gli Elkann, non possono essere i responsabili del disastro a guidare la ripresa. De Bortoli sogna una scuola che crei i presupposti per un nuovo Rinascimento. Ma bisognerebbe cambiare tutto, ad iniziare dalla scuola materna. E con Azzolina si può cambiare, ma solo in peggio.


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