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E venne il giorno della ribellione. Silenziosa, amorevole, tranquilla. Comunque ribellione. Non hanno atteso il “liberi tutti” graziosamente concesso dal lìder minimo e dai dittatorelli (concesso poiché imposto dalle Regioni): gli italiani sono usciti in massa dalle gabbie, ignorando i delatori appostati sui balconi.

E, fuori di casa, non hanno rispettato limiti e divieti. Si sono riappropriati della vita.

Che sarà pure una vita di merda, come ironizzava Crozza nell’imitazione di Briatore, ma è una vita migliore di quella imposta da virologi di regime e da una corte di sedicenti esperti a gettone.

Certo, ci sono stati degli intoppi. I delatori da balcone hanno fatto intervenire gli sgherri di regime per punire due ragazzi che si amavano su un pontile vuoto di fronte al lago.

Perché, in fondo, è facile mandare le truppe contro due amanti. Meno facile contrastare il mancato rispetto delle norme in un parco, quando a violarle sono tutti, ma proprio tutti, i presenti. Così in un giardino di Torino i ragazzi hanno ripreso a giocare a calcio, senza mascherine e senza mantenere le distanze indicate dai dittatorelli; le ragazze sottobraccio, i vecchi seduti vicini a chiacchierare. Mamme e bambini hanno riscoperto un’allegra promiscuità. Davanti ai supermercati sono ricomparsi i questuanti stranieri, ovviamente dotati di mascherine chirurgiche (per loro ci sono).

Ora, magari, il potere si vendicherà con nuove chiusure, schierando droni ed esercito. Chiedendo ai delatori di scendere dai balconi e di andare a spiare nei parchi e nei giardini. Forse, però, qualcosa si è finalmente rotto nella cappa di terrore imposta dal governo centrale, da alcuni governatori regionali e da molti sindaci. Nel rapporto con il potere.

Molti sono i meriti di Francesco Boccia. Se dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna, Boccia dietro di sè ha Nunzia De Girolamo. E il ministro dei rapporti con le Regioni è riuscito nel miracolo di restituire credibilità ad una istituzione regionale che l’aveva ampiamente perduta. Con le sue assurde imposizioni ha messo i presidenti regionali di fronte alle proprie responsabilità, li ha obbligati a reagire, a dimostrare capacità o inadeguatezza. Li ha fatti uscire dal limbo proprio cercando di indebolire il ruolo delle Regioni. E più provvedimenti assurdi partoriva la task force governativa, più alcune Regioni cercavano di tutelare i propri territori e la propria gente. Mentre in altre emergeva l’inadeguatezza dei governatori e degli assessori.

Alla fine Boccia è stato costretto alla resa, seppur momentanea. L’Italia di Arlecchino farà come vuole. Con regole diverse, con tempi diversi. Un caos totale. Ed è su questo che scommette Boccia: l’insostenibilità della situazione renderà inevitabile un intervento centrale. Auspicato da quelle Regioni che avranno dimostrato di non saper decidere, rifiutato da chi avrà ottenuto risultati positivi. La confusione è grande sotto il cielo italiano.


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