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Lo scollamento tra mondo della disinformazione e realtà è tutto nella falsa rappresentazione dell’Italia offerta dal giornalista Beppe Severgnini sulle pagine del New York Times.

Al di là della differenza che corre tra disciplina e terrore, una differenza non da poco e che distingue un soldato da una pecora, dove si nota la mancanza di conoscenza della realtà è nella descrizione dell’Italia alle prese con la farsa della Fase 2.

Tutti, o quasi, disciplinati e rispettosi delle regole. Regole condivise e non imposte. Questa è la rappresentazione di Severgnini. Che, evidentemente, era troppo impegnato ad inventarsi un’Italia di comodo per poter perdere tempo ad osservarla.

Eppure sarebbe stato sufficiente fare due passi a piedi, rigorosamente munito di mascherine d’ordinanza, nei parchi cittadini di Milano, Torino, Roma. Nessuna distanza di sicurezza, rare le mascherine, assembramenti di bambini, sportivi, amici, morosi, anziani. Visto che non protestavano contro il lìder minimo ed i suoi dittatorelli, nessuno è intervenuto per separare o per multare. Al Parco Sempione di Milano si possono violare tutte le regole, nelle piazze di Milano intervengono gli sgherri dello sceriffo di Nottingham per punire i commercianti che, mantenendo le distanze e muniti di mascherine, osano contestare le follie economiche di un governo di incapaci.

Dunque è falso che gli italiani abbiano condiviso la carcerazione imposta dal lìder minimo. L’hanno subita. Per paura degli sgherri o per il terrore del virus. E appena si sono riaperte le gabbie, hanno strabordato. Inevitabile. Troppa pressione provoca una reazione. Sarebbe stato sufficiente permettere sempre le passeggiate nei parchi ed i parchi sarebbero rimasti semivuoti, esattamente come prima del virus. Nulla rende affascinante una passeggiata come il vietarla. Si doveva permettere di raggiungere le seconde case per alleggerire la pressione sulle grandi città. Tenendo chiusi impianti sciistici o stabilimenti balneari per evitare concentrazioni di persone. Ma offrendo la possibilità di respirare, di muoversi.

Macché. Questo è un governo che vive di repressione. Lo si vede come impedisce le proteste delle categorie più vessate, come censura le notizie scomode accusandole di essere false mentre la propaganda dei media di servizio trasforma le menzogne in verità assolute ed incontrovertibili. E quando non bastano gli organi italiani di disinformazione, si utilizzano quelli esteri, ovviamente schierati sulle medesime posizioni. Per trasformare le pecore in eroi, il terrore in responsabilità. Per ripartire con gli schiavi, perché far affidamento sugli uomini liberi è troppo rischioso.


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