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Se non ci fosse gente come Scanzi, con i suoi discorsi ottusi, con le sue banalità retoriche, con il suo odio onanista, i partiti di centrodestra dovrebbero inventarsi un personaggio analogo. Se non ci fosse l’anpi e la sua concezione del mondo ferma alle guerre puniche (se si tirano in ballo Mario e Silla i nuovi partigiani vanno in crisi per manifesta ignoranza), le destre sarebbero costrette a frantumarsi ed a ripensarsi completamente.

Specularmente, se non ci fossero manifestazioni prive di stile e dignità davanti alla tomba del Duce, il Pd ed ammennicoli vari non trovebbero una sola ragione di esistere.

I partiti italiani sopravvivono solo come reazione alla rappresentazione che essi stessi fanno dell’avversario. Certo, ci sarebbero sempre gli idioti che mandano i propri accoliti a disegnare svastiche a rovescio per far credere all’esistenza di un pericolo nazista. Ma poi si stuferebbero anche loro di giocare alla storia quando la storia non l’hanno mai studiata.

A quel punto, però, occorrerebbe iniziare a pensare. Complicato, faticoso. Meglio legittimarsi in esclusiva contrapposizione rispetto ad un nemico altrettanto falso ed inconsistente. Stringendosi a coorte non per essere pronti alla morte ma per conservare le poltrone.

Le conseguenze sono evidenti. L’Italia sprofonda a causa di governi composti da dilettanti allo sbaraglio. Metà dei sudditi non va più neppure a votare perché si è resa conto non solo dell’inutilità ma anche della complicità della classe politica. Senza la retorica del 25 aprile, sostenuta quest’anno più da Mediaset che dalla Rai, salterebbe tutto il circo partitico.

E si tornerebbe a far politica. Perché l’alternativa è di affidare l’Italia ai tecnici, cioè ai primi responsabili del disastro. Agli esperti che si sconfessano a vicenda e non si ricordano neppure in cosa dovrebbero essere esperti. Un ceto dirigente che affama gli italiani per rispondere ai propri veri padroni, incassando qualche mancia e scodinzolando di felicità.

Ma la politica non può continuare ad essere quella squallida di oggi. Con personaggetti irosi ed impreparati, privi di visione, di competenze. Privi dell’umiltà indispensabile per farsi consigliare da chi è più preparato e non vuole rubar loro la poltrona. Indubbiamente avere un progetto è difficile. Prepararsi è faticoso. Marciare dietro le bandiere dell’anpi o alzare il braccio in un saluto romano risolve tutto, ricompatta gli schieramenti, evita di riflettere sul futuro. E allora si affida il lavoro sporco a Scanzi e a Saviano. In attesa di venir divorati dai Draghi.


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