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L’Italia marcia ubbidiente verso la rovina. Incurante di tutto e di tutti, delle regole, del buonsenso, dei numeri. Un Paese ridotto al terrore da una demenziale campagna mediatica e da altrettanto demenziali provvedimenti governativi.

Tutto come se non esistesse un domani, se non ci fosse un futuro. Avendo studiato poco, i politici, hanno avuto tempo per farsi condizionare dai film catastrofisti. Il loro modello è Day after.

Però, nonostante loro, un giorno ci si risveglierà senza virus e si scoprirà che tutto, o quasi, è stato distrutto in modo da ostacolare ogni forma di ripresa. Meglio scordarsi le idiozie sul Nuovo Rinascimento. Siamo alle invasioni barbariche, al sacco non di Roma ma di tutta l’Italia.

Se a maggio riapriranno le scuole, quanti saranno gli insegnanti che si daranno malati per il terrore di essere contagiati da studenti, colleghi, genitori? Quanti, tra i lavoratori garantiti di ogni settore, si metteranno in mutua? E quanti, perfettamente onesti, in mutua dovranno mettersi davvero per i danni degli arresti domiciliari?

Sono i meravigliosi effetti psicologici e fisici del terrore. Ed è questa gente spaventata, concentrata sul proprio ombelico, che dovrebbe essere protagonista del Rinascimento?

Se poi si passa all’aspetto economico, i problemi si moltiplicano. Le generosissime aziende italiane hanno imposto di utilizzare le ferie per i giorni trascorsi agli arresti. Così, quando le gabbie verranno riaperte, non ci saranno più giorni di vacanza per sostenere il turismo italiano che vale il 13% del Pil nazionale ed occupa più di 4 milioni di addetti. Un disastro economico, certo, ma anche sociale. Senza giorni di ferie, chi manderà i bambini al mare o in montagna? E se si priveranno anche i figli più piccoli dell’indispensabile apporto di iodio o di aria pura, quali saranno le conseguenze sulla salute fisica oltre che psichica? Ma se resteranno in città, con i genitori che lavorano, chi li guarderà? Non tutti hanno nonni disponibili.

Ed i consumi? L’elemosina garantita dal governo a chi non può lavorare ed a chi non vuole lavorare, permette una sopravvivenza stentata. Certo non favorisce una ripresa dei consumi. A chi venderanno le aziende che hanno ridotto la capacità di spesa dei lavoratori? E quanto avranno voglia di spendere anche tutti gli altri, senza la benché minima garanzia sulle mosse dei vampiri del Fisco?

Non ci sono certezze sulla concessione della libertà (persino i carcerati sanno quando finirà la pena), non ci sono indicazioni sulle politiche fiscali, non ci sono speranze sulla qualità della ripresa economica. Andrà tutto bene? Neanche in un film di fantascienza.


Reader's opinions
  1. Francesca   On   4 Aprile 2020 at 1:46

    Purtroppo hai ragione! Sembra sempre di più un copione già scritto ad uso e consumo dei fondi che hanno scommesso sul fallimento dell’Italia, nonostante la testarda voglia di andare avanti dei nostri imprenditori. Si punta a spartirsi la torta di un’economia digitale alla quale saremo per forza convertiti, a ridurci schiavi o morti con la moneta digitale, qualcuno sostiene che sia anche una manovra dei democratici Usa ai danni di Trump. Si spartiranno la torta come in Grecia sulla pelle degli italioti, che i giornali di governo vogliono adulatori di questo governo vassallo. E i fondi Usa acquisteranno a poco prezzo gli immobili, forse svenderanno anche i gioielli di stato, Pompei, il Colosseo, d’altronde perché se no distruggere il turismo se non per farci guadagnare sopra le multinazionali del turismo? E da ultimo, in perfetto stile negriero, hanno abolito anche la polvere dello stato sociale, nonché vogliono estirpare i sentimenti, i sessi, il pensiero, fino a quando non avranno dei robot gratis. Ma nei migliori film si vedono rivolte di robots. Ah sì c’è la geolocalizzazione, il Grande Fratello, ovvero la dittatura di cui molti sciocchi non sono consci. A gran voce si invoca uno di loro e verrà: Draghi, e forse almeno tra quelli è l’unico che ha studiato. Ma allora si sbrighi prima che tutto crepi, tanto non ci sono statisti e le persone pensanti e capaci in questo paese sono rifiutate. Nemo profeta in patria, si dà fastidio. Sempre più sembra il periodo più buio del medioevo, dove una virologa con marito dipendente di una farmaceutica veterinaria rilancia allarmismo sugli animali e il virus; sembra la persecuzione del gatto nero. Gli animali hanno sempre pagato lo squallore dell’uomo, fetido essere che può conoscere il bene o il male ma soprattutto il male e praticarlo con nonchalance. Disse qualcuno che non è l’uomo a discendere dalla scimmia, ma entrambi sono due modalità dell’essere, ma l’uomo è l’archetipo. Quando in una società già marcia si ricominciano a perseguitare gli animali è segno che qualcosa di più orrido è nell’aria, è nel business, è all’inferno. Pensateci bene, ci può essere un business delle farmaceutiche nella veterinaria, ma soprattutto
    si fanno fallire gli ultimi allevamenti, i piccoli allevatori insinuando il dubbio sul virus, così invecchieremo malati da cibo
    avvelenato delle catene alimentari multinazionali, ci cureremo con i farmaci delle farmaceutiche della stessa holding, che già ci fa ammalare con le sementi modificate e il glifosato e che sbancherà i botteghini con il vaccino (per me gia’
    pronto) di un coronavirus che ben conoscono. Verra’ fuori quando i fondi saranno pronti all’acquisto dell’Italia. Ahi serva Italia, di dolore ostello. Nel frattempo chissà se la lobby italiana nella piramide di prestigio sociale Usa non sarà scesa all’ultimo posto?

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