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Il suicidio dell’Unione europea rischia di avere, tra le conseguenze, l’omicidio dei sogni delle Piccole Patrie del Vecchio Continente. Autonomia, indipendenza, libertà: tutto svanito nel riemergere di steccati e divisioni che ricacceranno le aspirazioni di ciascuno sotto il giogo dei decreti liberticidi dei vari premier. Tutto nel nome dell’emergenza, ça va sans dire.

Ieri, su Electomag, un dotto intervento del professor De Pedys ricordava che già l’imperatore Augusto aveva riconosciuto le specificità etniche e culturali del mosaico di popoli che componevano l’Europa sotto controllo romano. Duemila anni dopo l’Europa dei banchieri e del capitalismo di rapina nega ogni libertà perché vuole il consumatore globalizzato ed indifferenziato.

Ma è un gioco delle parti che punta solo ad un giogo per tutti. L’Europa dei popoli avrebbe potuto (e dovuto) rappresentare un polo alternativo agli Usa ed alla Cina. In grado di dialogare tra pari, senza subire ricatti. Un’Europa di questo genere avrebbe avuto vantaggio dalla valorizzazione delle diverse identità, dalla promozione delle diverse culture. Un arricchimento continuo, reciproco e collettivo. Ma all’Unione europea dei burocrati e degli speculatori non interessano le culture, ancor meno se sono tante e differenti.

Però il riconoscimento e la valorizzazione non sono fattori da attendere come grazia piovuta dall’alto. Se si crede nella propria identità e nella propria cultura servirebbero atteggiamenti meno passivi, più coraggiosi. Invece è stato sufficiente far dilagare il terrore per il virus per ritrovarsi con fieri indipendentisti trasformati in docili pecorelle alla disperata ricerca di un recinto dove rinchiudersi. Prima ancora che il pastore le indirizzasse. Chi sognava nuove aggregazioni transfrontaliere, per riunire i popoli con la medesima cultura ma divisi da confini statali, è corso ad invocare la chiusura di quei medesimi confini. Atteggiamenti che contano molto più di mille parole in senso contrario.

Valloni, arpitani, catalani, sardi, corsi, bretoni, baschi, bavaresi, un’infinità di popoli diversi che, in un colpo solo, hanno dimenticato il mosaico per rintanarsi in casa propria. La libertà? Se ne riparla tra qualche mese. L’indipendenza? Sì, ma adesso i sussidi statali.

Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale nulla lui”. Meglio cancellare la frase, dopo averne cancellato l’autore, così scomodo e politicamente scorretto.


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