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Arriva il virus e ci si ritrova a dar ragione persino a Cazzullo ed al Corriere della Sera. Ma l’epidemia sta creando riposizionamenti imprevisti ed imprevedibili. Per fortuna una certezza resta: la faziosità di una disinformazione ringalluzzita da un incremento di attenzione grazie al terrore degli italiani rinchiusi dietro le sbarre dei domiciliari.

Quella disinformazione che si indigna perché il parlamento ungherese vota per concedere ad Orban di governare con decreti legge ma si dimentica che Giuseppi sta governando con decreti legge senza nessun voto del parlamento italiano.

Però non si può certo pretendere un atto pensante da chi è rassegnato ad un ruolo da zerbino del potere. Molto più interessanti le posizioni di chi, al contrario, è abituato a pensare. Con opinioni magari non condivisibili, ma frutto di un ragionamento e non di un movimento automatico della lingua. Ed il ragionamento, in questa fase, non può che riguardare l’Europa. Ossia la grande delusione di questi giorni per tutti gli europeisti convinti, a prescindere da come declinavano il proprio europeismo. Da destra a sinistra, da Gennaro Malgieri a Massimo Cacciari, tutti allibiti per questo desiderio dei vertici dell’Unione europea di marciare verso la dissoluzione.

In nome di un egoismo assoluto, di interessi di bottega che si trasformeranno in un disastro per le rispettive botteghe. Non ci si salva da soli” è lo slogan che utilizzano ma che non applicano. Perché l’unico vero interesse è quello di obbligare l’Italia ad accettare il Mes per poi sottoporla al massacro sociale ed economico della Troika ed acquistare a prezzo di saldo gli asset ancora interessanti.

Un’Europa di bottegai e speculatori, priva di un senso morale comune, di una visione, di un’anima. Priva, spiega Malgieri, di “strutture culturali, morali, religiose, civili”. Un’Europa che, per il suo egoismo, procede verso la sua fine come ammette Cacciari. E se gli esempi di solidarietà provengono da chi, in Europa, non fa parte dell’Ue come l’Albania o la Russia, o da ancora più lontano come Cuba, Cina e Vietnam, qualche perplessità è inevitabile.

Però non si può dimenticare che l’Italia si impegna per creare difficoltà. Governare per decreti come fa Giuseppi, e non ancora Orban, non offre certezze nè prospettive. Soprattutto se i decreti arrivano a raffica, uno dopo l’altro. Soldi distribuiti a casaccio, per accontentare tutti. Onesti e disonesti. L’idea di garantire la stessa cifra ai lavoratori privati della propria attività ed ai nullafacenti di professione, a chi paga le tasse ed a chi le evade, difficilmente crea le condizioni per una solidarietà europea. Difficile chiedere ai Paesi del Nord di regalare i propri risparmi a chi ha sempre vissuto di concorrenza sleale facendo lavorare in nero i propri operai ed impiegati. In Italia uno vale uno. Che sia un medico che rischia la vita o un divanista che rischia l’obesità.

I soldi europei, ha ragione Cazzullo, dovrebbero essere destinati al rilancio, non al mantenimento di situazioni irregolari se non criminali. Difficile pretendere denaro dagli europei quando questo denaro finisce anche ai manovali delle mafie. L’Ue morirà per egoismo, ma il lassismo dello Stato italiano rappresenta un alibi perfetto.


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