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È una guerra? Forse sì, e la stanno combattendo medici e infermieri. Si spera la vincano i ricercatori, con un nuovo farmaco. Poi sarà ora di ricostruire. L’unico aspetto positivo di una guerra è la possibilità di fare piazza pulita delle incrostazioni altrimenti ineliminabili. Di un sistema, quello attuale, disgustoso e fallimentare in ogni ambito. Dall’economia alla cultura. E per la ricostruzione culturale al centrodestra servirà un Antonello Trombadori.

Sì, proprio l’onnipotente esponente culturale del Pci che, nel dopoguerra, trasformò il piombo in oro. Già, perché l’esercito di fini intellettuali promossi dal partito (pittori, romanzieri, giornalisti, docenti universitari, scultori, saggisti, fotografi, registi, attori) non era composto solo da personaggi di valore ma anche, e soprattutto, da mediocri figure trasformate in simboli dalla potente macchina del partito ed in particolar modo dall’intelligenza di Trombadori.

È illuminante il libro “Addio a Roma” di Sandra Petrignani. Autrice assolutamente schierata (squallida la sua polemica contro Berto che protesta contro la mafia culturale che fa capo a Moravia), ma altrettanto precisa nel rievocare gli anni della cultura romana del dopoguerra. Cultura del Pci, e poco più. Con intrecci nazionali, in particolar modo con l’Einaudi, poi con Feltrinelli.

Un piccolo grande mondo che viveva di intrecci amorosi o anche soltanto ginnici, di parentele, di incroci famigliari. E che emergeva dalla sua routine erotica perché il Partito garantiva visibilità, la possibilità di esporre nelle gallerie, la promozione di libri attraverso premi letterari perfettamente controllati dalle famiglie degli amici.

Ovviamente non potevano mancare le liti, all’interno di un piccolo mondo dove ci si scambiava di continuo mariti, mogli ed amanti. Gelosie erotiche, prima ancora di contrasti ideologici. E poi contrasti artistici e letterari. Ma tutto sotto controllo, sino a quando Trombadori vegliava. Persino gli scontri a proposito dell’invasione dell’Ungheria appaiono poca cosa rispetto ai fondamentali problemi legati alle storie di letto della mafia culturale.

Eppure è questa cricca di persone che ha determinato la cultura italiana per più di mezzo secolo. Che premiava, promuoveva, stroncava, emarginava. Petrignani è generosa di aneddoti e di nomi. E scorrendo gli sterminati elenchi ci si accorge che, in gran parte, si tratta di intellettuali che avrebbero dovuto fare altro nella vita se non ci fosse stato il sostegno del Partito. Renitenti alla vanga che, invece, si ritrovavano a mangiare sempre insieme nelle trattorie di Roma o ad ammirare la città dalle loro terrazze eleganti. Guttuso, ma anche imbrattatele che Togliatti stroncava (con le medesime parole utilizzate da Stalin nei confronti dei pittori sovietici “degenerati”) ma che venivano comunque sostenuti perché fedeli al Partito.

Ovviamente nel dopoguerra i missini avevano altre preoccupazioni, più urgenti. Anche se numerosi futuristi vennero sostenuti dal “sistema Trombadori”. Ma ora, a più di 70 anni dalla fine della guerra, di quella guerra, nulla impedirebbe la creazione di un sistema analogo. Per prepararsi al dopo virus. Hanno il denaro, il tempo, l’opportunità. Dunque non lo faranno..


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