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Sovranisti per Giuseppi. Come potranno, i sovranisti, lamentarsi ancora del presidente del consiglio e dei suoi sodali quando, nella pratica e non nelle chiacchiere, dimostrano la loro effettiva rottura con Bruxelles?

Già, perché l’Unione europea decide di bloccare le frontiere del Vecchio Continente ma il prode Giuseppi decide, insieme alla sovranista Lamorgese, di ignorare il diktat e di proseguire con i porti aperti per chi vuole entrare in Italia.

Senza mascherine, senza obbligo di restare ad un metro di distanza, senza divieto di assembramento, senza regole di qualsiasi tipo. Tanto il virus si combatte con un libro, come insegnavano le sardine, quando erano ancora tra noi. E con gli oltre mille euro al mese destinati ad ogni ospite non invitato, di libri se ne possono acquistare.

Già, le cifre stanziate per l’accoglienza restano sempre le stesse, mensili. Mentre il decreto di Giuseppi destina a chi non può lavorare a causa dei divieti una cifra che è pari alla metà di quella per i migranti. Con la piccola differenza che per i disoccupati da Elsavirus si tratta di una elargizione che non si sa quanto durerà mentre per gli ospiti è un costo mensile.

Un costo destinato ad aumentare, visto che la dura e pura Lamorgese non blinda i confini. D’altronde bisogna capirla: non ha nessuna voglia di finire sotto processo perché un magistrato siciliano ha deciso che devono sbarcare tutti e chissenefrega se l’Europa chiude i confini.

Ma non bisogna far polemica, adesso. Si potrà protestare solo quando sarà troppo tardi. Quando la magistratura tornerà a decidere la politica italiana, quando i costi per mantenere le Ong saranno ulteriormente aumentati, quando saranno arrivate nuove tasse per mantenere gli ospiti non invitati, quando un esercito di partite Iva avrà chiuso l’attività.

Quando i politici di opposizione saranno usciti dal letargo. Sì, allora sarà troppo tardi davvero. È adesso che dovrebbero utilizzare il tempo sospeso per studiare, per preparare un progetto organico di rivoluzione totale del Paese. Perché è sacrosanto che i governatori locali protestino contro un governo centrale che non sa procurarsi mascherine e disinfettanti. Ma i politici nazionali dovrebbero pensare alle riforme del sistema economico, del sistema giudiziario, del sistema sanitario, del sistema scolastico, del sistema di relazioni internazionali.

L’attuale sistema fa schifo, nel suo complesso. E le proteste giorno per giorno non servono a nulla.


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