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Codogno non è una megalopoli. E neppure Lodi lo è. Ancor meno Vo’. Ma la Pianura Padana lo è. Una megalopoli assurda, da Torino a Venezia, passando per Milano e raggiungendo Bologna. Certo, rispetto alle immense città cinesi, con milioni e milioni di persone concentrate in una città, la realtà del Nord appare molto diversa.

Ma, in realtà, una folla eccessiva si accalca anche nell’Italia del Nord, in una pianura che avrebbe dovuto accogliere un numero molto più limitato di persone.

Ma l’economia conosce ragioni che la ragione ignora. Che la natura ignora. Che il buon senso ignora. Tutti appiccicati, piazzati in giganteschi falansteri dove la conoscenza è impossibile ma i contagi sono facili. Non ci si presta il sale ma ci si regala il virus. Non ci si scambia il buongiorno ma si è generosi con i batteri.

Un disastro annunciato. Quando i cantautori non si esprimevano con borborigmi, Tenco e Gaber avevano raccontato in musica i rischi dell’urbanizzazione. Ma si poteva rinunciare all’operaio massa, strappato alle montagne ed alle campagne per essere sfruttato nelle fabbriche di città? Ovviamente no. Dalle cascine a squallidi appartamenti con soffitti bassi, senza luce e senza aria. Stracittà stravinceva su Strapaese. Ma quello che andava bene per la Fiat (e colleghi di sfruttamento) andava bene per l’Italia.

Ora si paga il conto. La Fiat non c’è più ma l’affollamento è rimasto. Ed il contagio è più semplice dove ci sono le folle. Per ora i malati sono più rari laddove le distanze tra persone sono maggiori. In montagna ci si ammala di meno.

Ma non ci si può illudere su un ritorno immediato in montagna, in campagna. Perché le criminali politiche di Bruxelles, applicate da ottusi servi italiani che si spacciano per politici, hanno portato a smantellare il sistema ospedaliero diffuso. Così, per curarsi (non solo per l’Elsavirus) occorre affrontare lunghi e scomodi spostamenti.

Idem per lavorare, per studiare. Si sono imposte le fatture elettroniche fregandosene della mancanza di copertura nei territori meno popolati. Si vuole sviluppare l’insegnamento ed il lavoro a distanza ma non si investe per portare il segnale dove manca o dove è insufficiente.

Soprattutto, però, non si vuol cambiare il modello di sviluppo, non si vuol cambiare il modello economico che non funziona più ma si fa finta di nulla. Perché cambiare richiederebbe intelligenza e non si compra al supermercato. A maggior ragione se non si vuol spendere.


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