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Quanti anni sono trascorsi dai film su Peppone e Don Camillo? Quanto tempo è passato dalla predica di Fernandel-Don Camillo che, attraverso l’altoparlante, incoraggiava i fedeli sull’argine del Grande Fiume per l’ennesima alluvione?

Pare che il tempo non sia trascorso, perché i discorsi di incoraggiamento di questi giorni sono identici. Solo che è cambiata la credibilità dei protagonisti.

L’attore francese di origine piemontese incarnava la Fede, l’onestà, i sani principi. Ed anche Gino Cervi, come Peppone, era un politico credibile, generoso, che si mescolava con il suo popolo.

Dov’è, invece, Mattarella? Ha visitato le scuole con bambini cinesi, poi si è eclissato. La regina Elena si mescolava con i terremotati, le regine andavano a visitare i feriti della guerra. Il presidente schifa il suo popolo. Non che vada meglio sull’altra sponda del Tevere. Un provvidenziale raffreddore impedisce a monsu Bergoglio di mescolarsi a malati, medici e infermieri.

Quando, giustamente, Marco Cimmino scommette sulla ripresa dell’Italia favorita proprio dal dramma del virus, aggiunge che serve però una diversa classe dirigente. E probabilmente sarà questo l’impegno più gravoso. Si troveranno le armi per combattere l’Elsavirus ma sarà più complicato individuare una classe dirigente che sostituisca interamente quella attuale.

Disastrosa, eppur premiata dagli ultimi sondaggi. Non bastano le menzogne sul virus “che è solo un’influenza”, non basta il dilettantismo di ministri che annunciano, smentiscono, confermano e creano confusione e problemi nelle famiglie. I sondaggi premiano cialtroni ed incapaci. L’Italia ha sempre bisogno di uomini della provvidenza a cui affidarsi. E poco importa se non si crede più alla provvidenza e gli uomini sono dei quaquaraquà. L’importante è delegare.

In compenso continua la caduta della Lega, in tutti i sondaggi. Resta il primo partito ma continua a perdere e non soltanto a vantaggio di Fdi. La Bestia di Salvini perde colpi, non azzecca più un solo messaggio. E le scelte dei candidati, per elezioni locali e per le varie nomine di sottogoverno, evidenziano una sostanziale incapacità strategica e pure tattica.

Meno male che c’è una società civile, impegnatissima a pretendere soldi dal governo. Che si tratti di Boccia o di Sangalli, cambia solo la cifra richiesta, pretesa. Per le idee rivolgersi altrove. Certo non allo scandaloso mondo del calcio.

E allora come è possibile ripartire?

Occorre buttare a mare tutta questa zavorra, questo ciarpame. E puntare su chi, in questi giorni, non conosce riposo negli ospedali; su chi, persino nell’orrida scuola italiana, riesce a far studiare i ragazzi; su chi continua a lavorare senza frignare (ma restando a casa se ha la febbre); su chi sta già pensando al dopo nel settore del turismo, della ristorazione; su chi continua a produrre ed ha trovato nuovi mercati; su chi aiuta il vicino di casa che deve lavorare ed è alle prese con i figli a casa da scuola; su chi fa la spesa per gli anziani confinati a casa. E anche su chi continua a frequentare bar ed osterie, perché non si può rilanciare un Paese se mancano coraggio ed un briciolo di fatalismo.


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