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Negli ultimi anni la redditività delle aziende è aumentata, la liquidità ha raggiunto livelli record. Ma gli investimenti si sono ridotti.

Luigi Capra, direttore della sede di Torino della Banca d’Italia, espone i dati che inchiodano i predatori, sempre pronti a chiedere, a pretendere. Ma sempre con il “braccino” quando si tratta di far crescere la propria impresa attraverso gli investimenti e non con i tagli.

E Roberto Cullino, sempre di Bankitalia, precisa che si tratta di un atteggiamento generalizzato in tutta Italia, con poche varianti legate a situazioni locali.

Una realtà manifatturiera che mal si concilia con la narrazione di comodo che viene fatta in relazione alla produzione di acciaio. Produzione strategica, viene spiegato, perché il mercato domestico ne assorbe il 70% per le proprie industrie. Peccato che queste industrie non solo non crescano più, ma continuino a rallentare. Basti pensare all’auto, in caduta libera non solo per una crisi mondiale che colpisce il settore ma soprattutto per il disastro della produzione italiana di Fca. Non è un caso se la flessione di Fca è ogni mese superiore a quella del mercato. Difficile pensare ad una inversione di tendenza a fronte di investimenti insufficienti.

Ma questo vale per ogni settore. I soldi guadagnati, sempre di più, vengono depositati in banca. Ancora pochi anni or sono gli industriali, gli artigiani, i commercianti si lamentavano per le difficoltà di ottenere credito dalle banche. E queste difficoltà impedivano gli investimenti. Si è visto ora che si trattava solo di alibi. Perché quando le banche hanno finalmente messo a disposizione i finanziamenti, le aziende hanno accuratamente evitato di chiederli. Anzi, hanno aumentato i depositi ed acquistato titoli.

Però i predatori continuano a lamentarsi per la mancata crescita, per la produttività che non cresce, per i consumi che non ripartono. Ovviamente pretenderebbero maggior produttività con impianti vecchi, con macchinari superati, con dipendenti poco motivati ed ancor meno preparati (quelli più preparati hanno l’assurda idea di voler essere retribuiti adeguatamente). E vorrebbero incrementi dei consumi senza incrementi dei salari.

Ma forse, in fondo, si accontenterebbero di evitare che Bankitalia rendesse pubblici i dati su redditività, liquidità ed investimenti.


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