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Assassini che, dopo un solo anno di galera, vengono mandati in permesso premio per sostenere dei provini con una squadra di calcio; assassini che festeggiano il compleanno con la fidanzata, ovviamente in permesso; stupratori che, dopo due anni, si vedono cancellare la pena perché hanno imparato a fare la pizza.

Nessuno tocchi Caino! La pena deve essere rieducativa, ci spiegano.

Poi, però, ci spiegano che di Abele non frega niente a nessuno. Poi, però, ci raccontano che la baby gang che aggrediscono, rubano, violentano, feriscono sono spesso composte da minorenni “già noti alle forze dell’ordine”. Noti ma in libertà, con la possibilità di tornare a compiere gli stessi reati per i quali sono “noti” ma senza alcuna misura a tutela delle vittime.

In fondo per rappresentare perfettamente il livello della giustizia italiana è sufficiente seguire qualche puntata di Striscia la Notizia. Un invitato, Ghione, alle prese con falsi invalidi e scippatrici che imperversano indisturbate nel centro di Roma. Un altro, Brumotti, che gira per le strade e le piazze dello spaccio in tutta Italia. Un terzo, Laudadio, che smaschera false organizzazioni caritatevoli che truffano il prossimo. Ed un quarto, Morello, impegnato contro truffatori di ogni risma.

Dunque un programma di satira tv è in grado di smascherare, con filmati che non lasciano dubbi, una serie infinita di reati che, evidentemente, sfuggono a chi è lautamente pagato per punire questo esercito sempre più numeroso di delinquenti. Inevitabilmente sempre più numeroso, grazie alla certezza della mancanza di una pena. Se è sufficiente imparare ad impastare una pizza per estinguere il reato di stupro, quale effetto dissuasivo ci potrà mai essere? Se un assassino può sostenere i provini per giocare a calcio, perché mai un imitatore non dovrebbe seguirne l’esempio?

Se i teppisti delle baby gang sono recidivi, forse la tolleranza e la comprensione non hanno funzionato. Forse non ha funzionato la magistratura. Basterebbe chiedere un parere alle vittime o ai loro parenti, se la vittima non è sopravvissuta. Ma forse hanno ragione i giudici politicamente corretti ed i parenti degli assassinati saranno tutti allo stadio ad applaudire il calciatore assassino.


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