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Ius culturae. È la nuova provocazione del governo rosso giallo. Non tanto perché si cerca di mascherare la concessione dello Ius soli, ma perché in questa Italia di analfabeti di ritorno (e pure di andata) ci si nasconde dietro la cultura.

E persino scritta in latino, ossia quella lingua che ai politici italiani è particolarmente odiosa, dal momento che cercano in ogni modo di eliminarla dalla scuola insieme allo studio della storia antica e pure medievale e moderna.

La cultura tradizionale non piace ai rossogialli (basti pensare alle dichiarazioni di Oliva contro lo studio della storia del Rinascimento) ma è odiata anche dal centrodestra, quel centrodestra che scordava il latino per puntare sulle tre “i” berlusconiane (ignoranza, impreparazione, incapacità).

Ma ora si cambia. E gli ospiti non invitati potranno ottenere la cittadinanza dopo aver frequentato le scuole italiane. Dalla prima elementare alla laurea? Macché. Basterà un solo ciclo. Giusto così, mica si può rischiare che uno straniero arrivi qui, si metta a studiare e azzecchi più congiuntivi di quanti riescano ad indovinarne Zingaretti e Di Maio. In realtà ci sono già molti stranieri che parlano l’italiano meglio di buona parte dei parlamentari, ma bisogna evitare che diventi un’abitudine.

Il problema, però, è un altro. Ius culturae prevede, appunto, che ci sia una crescita culturale, che si apprendano elementi fondamentali della cultura italiana. Peccato che tutte le analisi sulla preparazione garantita dalla scuola italiana confermino che la preparazione è disastrosa, che al termine di elementari e medie un consistente numero di studenti non è in grado di comprendere un testo in italiano. E non si parla di studenti stranieri, bensì di italiani.

Allora quale cultura, quale livello di apprendimento dovrebbe garantire la cittadinanza? Una promozione assicurata da una scuola che non può bocciare nessuno? Indubbiamente è una certezza di preparazione. Ovviamente bisognerà pensare a percorsi facilitati per gli ospiti. Dopodiché, per non creare ingiustizie, le stesse facilitazioni dovranno essere concesse agli studenti italiani. Con un ulteriore abbassamento complessivo del livello di istruzione. Quanto alla cultura, per non offendere gli ospiti bisognerà eliminare lo studio di Dante, dell’arte greca e romana, della pittura rinascimentale, di Omero e Pascoli.

Alla fine rimarranno solo delle edizioni facilitate e censurate del Bignami. Hanno fatto il deserto e lo hanno chiamato cultura.


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