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Quando Boccia ed i suoi estimatori blaterano di lavoro, fingono di ignorare la realtà che loro stessi – insieme ai politici di riferimento come Renzi e Bellanova – hanno creato.

Una realtà che emerge però da un’indagine condotta da Randstad in 34 Paesi tra cui, appunto, l’Italia. I risultati rappresentano un pesantissimo atto di accusa nei confronti dei predatori italiani.

Da un lato, infatti, due lavoratori italiani su 3 sarebbero disponibili a trasferirsi all’estero. Il 67% alla ricerca di una qualità della vita migliore nel rapporto tra lavoro e tempo personale, il 64% per ottenere una retribuzione meno indecente, il 57% alla ricerca di un lavoro più adatto alle proprie competenze ed ai propri studi.

Facile pensare che si tratti della consueta invidia priva di fondamento. L’erba del vicino è sempre più verde. Forse, ma non quella italiana. Perché l’erba del lavoro italiano non piace praticamente a nessuno. Solo il 3% dei lavoratori stranieri sarebbe interessato ad una occupazione in Italia. Dunque non bastano più il mare, il sole, la cultura, la qualità della vita nei piccoli borghi. Tutto bellissimo, ma poi per vivere occorre lavorare per Boccia e per i bocciani. E non pare una grande prospettiva in nessuna parte del mondo.

Il boss di Confindustria si è impegnato per trasformare il Bel Paese in un Paese di sfruttati, di precari a vita, di sottopagati. Con effetti devastanti non solo per la produttività, per la qualità del lavoro, per la sicurezza in azienda. Ma anche per la qualità della vita di tutti i giorni. Chi è costretto ad accettare lo sfruttamento quotidiano, chi non ha certezze per il futuro proprio e dei propri figli, finisce per incattivirsi, per esplodere alla prima contrarietà.

E se dalla ricerca emerge una sostanziale tolleranza dei lavoratori più anziani nei confronti della concorrenza di lavoratori stranieri, questa tolleranza si trasforma in aperto fastidio tra i lavoratori più giovani. Perché i più anziani pensano alla propria pensione, i più giovani pensano alla concorrenza che taglia i salari ed annienta i diritti.


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